Pasquetta

Le occasioni di incontro, per i Marulandi, sono sempre tante! Nel periodo Pasquale, però, ci sono tradizioni che devono essere rispettate…una di queste è sicuramente rappresentata dalle processioni penitenziali della Settimana Santa. Tra gli associati ci sono sia quelli che partecipano sia quelli che, invece, assistono al rito lungo le vie cittadine, ma alla fine ci si riunisce per andare a “sfasciarsi”(colazione o pizza) in qualche bar o pizzeria. Sicuramente però l’appuntamento, che in questo periodo, vede la partecipazione maggiore degli associati è la Pasquetta.Ogni anno i Marulandi  insieme ad altri amici si ritrovano per trascorrere il Lunedì dell’Angelo (dedicato a Santo Lazzaro) in una località che rimane segreta fino all’ultimo momento… poiché soltanto all’ultimo momento esce fuori da qualche nostro coraggioso genialoide qualche idea meravigliosa di cui pagherà probabilmente le conseguenze.
La giornata inizia con il classico appuntamento rispettato solo da pochi; quando il gruppone si è compattato e la lista dei Santi “invocati” (perché manca sempre qualcuno: quasi sempre io, Salvatore Costantino!) è arrivata a San Silvestro, c’è qualcuno che esclama: “Eccolo!”. Ed, infatti, sono proprio io che arrivo con il solito sorrisino del pene (cazzo) rispondendo: “Lo so sono in ritardo. Ma lo faccio per voi: se arrivo puntuale viene a piovere. Mica vi volete rovinare la Pasquetta?!”. Finalmente si parte e…quasi sempre si arriva al posto designato; breve perlustrazione del campo di battaglia, sistemazione e via libera alla marulandità che, tra partite di calcio (o qualcosa di simile), mitici racconti, abbuffate devastanti di vari alimenti, diverse metodiche di “digestione”, giochini vari e quant’altro, è la vera musa ispiratrice di questa giornata. Obiettivo principale: farsi come Santo Lazzaro.
Il momento principale della giornata è la “partita di calcio senza regole” (l’unica regola è il fallo di mano) a cui tutti (uomini, donne, soci, non-soci, ecc…) possono partecipare presentandosi al fischio d’inizio con una dose infinita di coraggio ed un documento con foto che servirà per il riconoscimento post partita (il punto è che… nel calcio vero, l’arbitro fa il riconoscimento prima della partita!!). Alla partita partecipano proprio tutti: chi sta in campo fisicamente, chi è fuori emotivamente sostenendo alcuni ed imprecando contro altri. Anche il “parzonaro” proprietario della terra dove si svolge il match segue interessato, non tanto per il gioco, bensì per il favore che gli stiamo facendo… E si perché, spesso, il territorio dove si svolge la partita presenta erba alta non meno del metro e mezzo, con radici di alberi e tronchi spezzati sparsi un po’ ovunque: alla fine dell’incontro della vegetazione non c’è più traccia.
Ma torniamo alla partita “giocata”, di solito le due squadre che si affrontano sono costituite: una dai vecchi Marulandi, l’altra dai nuovi Marulandi, integrati con qualcuno/a che passava di lì per caso. Il risultato calcistico conta poco: il vero prodigio è tornare a casa sani e salvi, se poi ci si riesce solo con le proprie gambe, allora, è stato un vero trionfo. Al termine della partita, riunite le idee (ed i pezzi anatomici sparsi per la “pezza”) ci si organizza per il rientro. Tutti a casa, doccia e appuntamento da qualche parte per concludere la giornata con l’ennesima proverbiale “sfasciata”: il vero Marulando non può fare a meno di concludere con la mitica pizza “Trasumante”. Un’altra giornata è passata ed i Marulandi sono sempre più uniti nell’amicizia fraterna e nel divertimento, tanto felici per la pasquetta trascorsa insieme, un pò malinconici, perché dovranno aspettare un anno per festeggiare di nuovo Santo Lazzaro!!!
A proposito di nostalgia… un appuntamento che vedeva protagonista un gruppettino ristrettissimo (di cui avevo l’onore di far parte) di vecchissimi Marulandi era la partita di pallone che si svolgeva la notte tra giovedì e venerdì Santo, aspettando la processione bianca, dietro piazza Lauro. Io ero proprio un ragazzino, partivo da casa mia verso l’una di notte, già pronto per andare in processione: maglia bianca, pantalone nero, scarpe mocassino nere, veste bianca sotto al braccio. Ebbene prima di andare in chiesa non potevo esimermi dal passare per la piazza; lo scenario era sempre lo stesso: chi dormiva in qualche macchina, chi stava “infrascato” con qualcuna, chi tirava calci al vecchio Super Santos. Non curante dell’abbigliamento, mi tuffavo nella mischia, facevo i miei venti minuti e poi, tutto sudato, mi incamminavo verso la chiesa sperando che la mia squadra avesse vinto la partita. È inutile menzionare chi erano i personaggi in questione, chi c’era lo sa e forse, leggendo queste parole, si sarà emozionato nel ricordare quegli anni di cui eravamo innamorati.
Chi ama non dimentica…

SC22

  1. Nessun commento ancora.
(non verrà pubblicata)