Archivio per la categoria I viaggi di Haran Banjo

Sorrento 2007

Andare in trasferta è dove di porta il cuore…
Non è facile parlare del sangue e delle sue malattie, dei dolori e delle sofferenze che piccoli bambini si trovano a dover affrontare giornalmente. Ma spesso le parole lasciano spazio alla musica ed ai suoi interpreti, e quello che è successo il 3 dicembre è sicuramente memoria da conservare per noi più fortunati. La musica è diventata lo strumento attraverso il quale ho appreso storie di normale eroismo, storie legate alla semplicità dei gesti, storie che hanno un lieto fine, storie nelle quali non sempre i buoni vincono!
Nella sala Sirene del Hotel “Hilton” di Sorrento, si è compiuto un miracolo, forse atteso da molti ma al quale abbiamo partecipato tutti. Ha avuto luogo, in una sala quasi al limite della capienza, lo spettacolo teatrale di Lucio Dalla, dal titolo “Il contrario di me”. Prosegui la lettura »

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Santa Maria Capua Vetere 2007

Chi l’avrebbe detto mai che io, abituato a trasferte di migliaia di chilometri, abituato ad attraversare continenti ed oceani, abituato ad ascoltare nuovi idiomi e lingue, questa volta invece di parlare di terre lontane debba trascrivere le vicende di una trasferta che in linea d’aria non supera i 100 chilometri, senza neppure attraversare i confini geografici della regione Campania: una vera disfatta!
Guardando l’evoluzione della trasferta, devo fare un grosso applauso all’impareggiabile Anna: come hai fatto a sopportare i nostri discorsi da “bar dello sport”? Come hai fatto a non “sbroccare” e dire adesso basta ci sono anche io in macchina? Forse un motivo c’è e si chiama sonno. Incredibile quello che è successo non appena ci siamo seduti nella vettura dell’avvocato e, per una volta tanto non mi riferisco a Vicap, ma al suo socio, l’irreprensibile Gianni. Prosegui la lettura »

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Rotterdam 2007

Sono partito da Napoli con una promessa ed una notizia bomba!
Le vicende delle nostre esistenze su questo piccolo spazio di terra sono alquanto strane e, per alcune circostanze, paradossali. Che questa missione stesse iniziando in modo desueto, l’ho percepito all’arrivo sul posto di lavoro. Troppo calme le acque, troppi silenzi intorno a me. C’erano quasi tutti i miei colleghi: “il boss” al suo posto, il caffè ci aspettava al bar eppure qualcosa di indefinito e di inusuale aleggiava nell’aria. Ed ecco che l’imponderabile si manifesta a tutta la mia persona, come un pugno dato alla bocca dello stomaco. Le cose non sempre accadono perché noi vogliamo che realmente accadano. A volte capita che discorrendo del più e del meno ci capita di conoscere verità che non appartengono alla nostra sfera di interessi ma alle persone che ruotano intorno al nostro mondo.
E così rimaniamo basiti di fronte a ciò che non vorremmo mai ascoltare, a ciò che non riusciamo a dare una spiegazione. Prosegui la lettura »

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Praga 2007

“Ci deve essere un equivoco…” sono state le mie prime ed uniche parole pronunciate subito dopo la fase di decollo dall’aeroporto di Napoli. Destinazione finale del volo Praga.
Durante tutto il corso del 2007 ho preso l’aereo sempre ed esclusivamente per lavoro, mai per piacere o per diletto, mai per vacanza o svago… solo lavoro.

Una cosa è prendere l’aereo alle 7 del mattino ed una cosa invece a mezzogiorno. Noti subito la differenza. Nel primo caso persone con giacca e cravatta, borse piene di computer portatili e documenti, facce stanche di chi sta ancora gustando il tepore del proprio letto, facce stanche di chi guarda fuori e vede ancora il buio della notte che fa spazio ai primi raggi di un sole ancora freddo.
Nel secondo caso invece le facce sono serene, gioviali, non ci sono valigette da viaggio o 24 ore, ma solo zaini, i-pod che suonano a “palla” ed il sole oramai ha già riscaldato adeguatamente lo spazio circostante. Siamo in tanti, in una sala di attesa nella quale non ero mai stato: la B 13. Prosegui la lettura »

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Port Said 2007

È una strana sensazione quella che si prova quando ci si trova di fronte a qualcosa di cui non si capisce il senso. Esistono culture e tradizioni che sono radicate nella storia, che hanno avuto origine nel tempo in cui “c’era una volta…”, di stampo occidentale, mediorientale, asiatico e non da ultimo americano. Di queste, molte le accetto ma non le condivido, mentre altre, come quella araba, rimangono per me un enorme enigma.
La cultura araba esercita su di me un forte ascendente, come il fuoco per la falena mi attira a sé, ed io inerme mi avvicino sempre più ad essa pervenendo lentamente al cuore dei suoi usi e costumi, vedendo le sue tradizioni, acquisendo i suoi ritmi, vivendo i suoi rituali. E tutto questo mi spaventa, mi lascia senza fiato: in una parola mi sconvolge.
Era settembre 2002 l’ultima volta che ero stato in Egitto, una breve apparizione. Un viaggio incredibile quello che affrontammo per raggiungere due rimorchiatori dislocati in un posto dimenticato dagli uomini ed Allah, il cui nome è Abu Rudeis. Prosegui la lettura »

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