La tragedia del Biscotto


Memorie di un sopravvissuto
26 dicembre 2003. ore 21:30 CASARLANO (sede dell’organizzazione). Casualmente ci trovavamo Michele ed io (Gennaro) con gli organizzatori per avere alcune spiegazioni circa l’indizio del wafer. Ad un tratto squillò il cellulare del buon Michele. “Pronto……. AH!.. Ho capito!…Vabbè……Mo vedo!!”. Michele impallidendo si voltò verso Gianni Pane ed esclamò: “Mica dobbiamo andare alla grotta del biscotto, sopra Furore?”
Gianni Pane con il suo fare pacato rispose: “Andate, non perdete tempo, salutatemi Johnny!”. Dopo esserci ripresi dalla botta, e dato un rapido sguardo alla nostra bibbia (la cartina CAI) convocammo Cellino, recuperammo Filippo e via, alla volta di Furore. Nel frattempo in base era il caos. Nin8, escluso dall’auto, si scatenò; urlava, strepitava, ad un certo punto chiese addirittura all’auto di tornare indietro. Ma erano passati 5 minuti, e con il Cellino eravamo quasi a Positano.
Nel tragitto, intanto, Michele ed io cercavamo sulla cartina CAI quale dei tre sentieri era quello migliore da prendere, ma dopo appena 2 curve, capimmo che guardare la cartina in macchina con alla guida Cellino, era un azzardo, sapevamo che la nostra era una missione ad alto rischio (sbagliare significava perdere la caccia), ma sapevamo anche che sentirci male in auto significava essere abbandonati per strada. Continuavamo comunque a contattare l’organizzazione, per chiedere quale sentiero seguire, ma avendo un vantaggio di circa 3 ore, sugli inseguitori, non potevano certo aiutarci… anzi.
Decidemmo, comunque, di provare prima per il sentiero che parte da Praiano, per nostra fortuna era franata la parte iniziale dello stesso, e quindi pensammo bene di andare oltre. Così ripartimmo, ma passando vicino ad un Bar, Filippo si ricordò che lì lavorava un suo vecchio amico e ci fermammo a chiedere informazioni. Qui fummo informati che dovevamo andare a prendere il sentiero per la grotta, sulla strada che collega Furore ad Agerola. Dopo un paio di chilometri riuscimmo a trovare il secondo sentiero. Parcheggiamo affianco ad una coppietta, che amoreggiava beatamente e che inizialmente ci scambiò per maniaci, anche perché decidemmo da perfetti partecipanti alla caccia di puntare le nostre torce contro l’auto (non sai mai chi si può nascondere in essa) ma capì subito che eravamo soltanto dei deficienti…
…equipaggiati di tutto punto, ci avviammo per il sentiero. Il paesaggio era agghiacciante: scalette semidistrutte che portavano dentro ad una selva….. qui ci fu il colpo del fuoriclasse, Filippo, disse che visto che la grotta era quasi a Bomerano, era meglio prendere il terzo sentiero, che partiva proprio dalla piazza di Bomerano (località in “provincia” di Agerola, nota per una pompa di benzina….). Giunti in loco, non avevamo assolutamente idea di dove potesse partire questo sentiero (noto come il sentiero degli Dei, dove una settimana prima si erano persi due escursionisti); ci fermammo in un Bar dove Filippo si fece dare spiegazione, ma niente…. Non avevamo capito un cazzo.
Giunti in un’altra piazzetta, dopo aver fatto 7 volte il giro del paese (al settimo passaggio a fianco alla pompa di benzina, il benzinaio uscì con un cartello in mano su cui c’era scritto: “alla prossima ai box”), vedemmo un tabaccaio. Filippo, come consuetudine, si fiondò al suo interno e chiese informazioni… Erano inutili, al fianco del tabaccaio un cartello indicava l’inizio del sentiero; ma fu comunque un momento storico, da ricordare, perché la faccia della tabaccaia, venuta a conoscenza delle nostre intenzioni, era uno spettacolo ( credo che stesse pensando: “ma chist over so sciem….”). Velocemente, armati di bandiera (il pass), torce (3 per 4 di noi) e tanto, tanto coraggio, ci avviammo verso il sentiero.
I primi cento metri furono una pacchia, così io dissi: “ Uagliù, è addirittura asfaltato, ci vogliono dieci minuti a salire e a scendere”. Proprio così, superato un cane affamato (che ringhiava e sbavava), ci trovammo davanti un qualcosa di tremendo. Sentiero strettissimo, che costeggiava la montagna, con lo strapiombo affianco…. Da paura. Ma l’incoscienza e il coraggio, erano alla base di tutti noi e decidemmo di andare avanti. Mentre scendevamo le bestemmie e le imprecazione verso gli organizzatori fioccavano copiosamente…
…alzando gli occhi dal sentiero vedevamo delle luci, di auto probabilmente, provenienti dalla montagna di fronte a noi e pensavamo: “sarà una strada che porta in cima”. Cellino con la sua pila (capace di illuminare mezza montagna) proseguiva avanti seguito a ruota da Filippo. Un po’ meno a ruota arrancavamo Michele ed io, uniti dalla fioca luce della nostra piccola torcia ( immaginate, come quelle che escono dal Topolino, ma con le batterie quasi scariche). Ad un certo punto successe un qualcosa di drammatico. Michele ed io, indietro di una ventina di metri, non vedemmo più la luce del Cellino e di Filippo. Quindi incominciammo a chiamarli, ma non ci rispondevano…. Gridammo i loro nomi fortissimo, ma niente… davanti a noi solo il silenzio ed il buio della notte… ci precipitammo girammo l’angolo e quei due deficienti, stavano beatamente aspettandoci vicino alla Grotta dell’Orso con Filippo che aveva visitato la stessa ed asseriva che era bellissima… …dal colorito pallido del viso non sembrava.
Nel frattempo pensammo bene di chiamare l’organizzazione, perché erano più di trenta minuti che continuavamo a scendere, e cominciavamo a preoccuparci. Prima Gianni disse di continuare, poi fortunatamente per noi Salvatore, capì la situazione e ci disse di tornare su. Non vi sto a raccontare le facce e le parole proferite, nei confronti un po’ di tutti, da noi quattro. Data la notizia, la base fece partire una seconda macchina, ma nel frattempo noi 4 dovevamo risalire. Più o meno avevamo impiegato 40 minuti per scendere….. a salire, tale era il nervoso, ce ne mettemmo 30.
Quasi arrivati a Bomerano, dove iniziava il sentiero, per la strada ritrovammo il feroce cane, che fuggì spaventato dall’espressione di Cellino, che schiumava rabbia e malediceva l’avvocato Pollio e la sua Gens. Distrutti dalla fatica, e congelati dal freddo, ci sedemmo come quattro derelitti umani su due panchine nella piazza del paese. Nel frattempo Bomerano era diventata la Montecarlo del meridione. Sfrecciavano, come impazzite decine e decine di auto. Ma a noi poco interessava, eravamo troppo arrabbiati e stanchi per continuare. Alla fine Nin8 & friends, andarono al posto nostro a recuperare l’indizio, ma non ce ne poteva fregare più di tanto….. per noi la caccia era chiusa. Io forse ero l’unico che cercava di spronare il quartetto a tornare in base, ma l’idea di mangiare un panuozzo, a suggellare la nostra avventura, prese il sopravvento.
Qui, alla panuozzeria “4 stelle”, fu ancora show. Indecisi su cosa prenderci, al momento dell’arrivo della cameriera, esordii così: “porta una 600 grammi Margherita” (una 8 pezzi per rendersi conto). “E cosa vi porto da bere?” Chiese la cameriera, convinta che la 600 grammi era per tutti e quattro. “guarda che devono ordinare ancora loro” aggiunsi io. Morale della favola: 3 600 grammi ed un panuozzo intero alla messicana (pancetta, mais, funghi, cotto e mozzarella), 4 birre, una coca cola grande e una bottiglia d’acqua. La cameriera rimase basita e non aggiungendo altro corse in cucina. Sul più bello…… Quando stavano arrivando le pizze……. Chi arriva?……..Colpo di scena…….. L’avvocato Pollio, la sua donna, Anna e il buon Massimiliano De Gennaro.
L’avvocato esordì: “Ma dove cazzo siete andati, noi vi vedevamo da sopra, vi lampeggiavamo addirittura, ma niente, non ci sentivate…..!” Finalmente avevamo capito perché tutte quelle auto passavano in cima alla montagna…. Era una sola che lampeggiava. Ma il nostro umore continuava ad essere basso, a tal punto che nel viaggio di ritorno, sembravamo tornati da un funerale, per fortuna c’erano Cellino e Filippo, che con le loro perle di saggezza e le loro avventure erotico-automobilistico, riuscivano a farci sorridere. Tornammo in base, sconfitti, affranti ed incazzati;
Cellino tornò subito a casa insieme a Filippo, Michele ed io rimanemmo fino alle 7 di mattina con la squadra, ma senza partecipare attivamente al gioco, facendo da spettatori, incapaci di abbandonare veramente tutto. Ma non poteva finire così, il bello doveva ancora venire…… Dopo un’ora e mezza di sonno, capimmo che eravamo passati dalla parte del torto, e facemmo marcia indietro….. Tutti e 4 eravamo di nuovo in sede, attivi, agguerriti ed ancora più incazzati, pronti a batterci per la causa dei Marulandi. Il resto è storia conosciuta…… VITTORIA E NON LO VOGLIO SAPE’ ( o meglio, nun li a sapè).

ZEZZE’

  1. Nessun commento ancora.
(non verrà pubblicata)