“Ma tutto è scongiurato, l’uomo ragno è ritornato più bello nei fumetti là sopra i parapetti!…”
Questo pezzo di una canzone degli anni ’90 mi ronza nel cervello da qualche giorno; come una zanzara nel mese di agosto: non c’è passionalità.
Eppure qualcosa da scongiurare c’è, qualcosa per il quale mettersi in moto. Il cervello elabora i suoi pensieri in maniera estremamente rapida; il cervello elabora miliardi di operazioni e tutte si concludono nel breve volgere di un secondo; il cervello analizza ogni singolo impulso nervoso ed emotivo; il cervello rallenta la sua corsa; il cervello è stanco.
Bisogna andare oltre…
Quello che deve essere scongiurato non è visibile agli occhi della mente, va più in la…
Come un “deja vu”, come un attimo di vita resuscitato da un futuro non ancora realizzato, non ancora concluso, non ancora finito ma già vissuto, ecco che si innalza il grattacielo…
Vivere nel ricordo o vivere del ricordo? Oppure vivere per il ricordo? Presente, passato o futuro?, Questa è la scelta. Scelta ardua e complessa, ma pur sempre una scelta. Una scelta uguale a tutte quante le altre scelte. Andare a sinistra o a destra? Salire o scendere? Bere o morire assetato? Bianco o nero? E non ci sono vie di mezzo…
Questa volta occorre uno scossone forte, una vibrazione vitale, un terremoto tale da scuotere anime e coscienze. Ma non basta essere solo svegli, non basta essere solo presente, non basta! Ci vuole di più. Non basta la forza del singolo, occorre la coesione del gruppo, la forza del team, le mani che si stringono forti e che stringono a loro volta. Bisogna essere almeno in 2.
Scongiurare la minaccia di qualcosa di eminente, di tragico, richiede l’aiuto di tutti. Quando resti solo ed inizi a gridare nessuno ti sente: hai fatto tardi, sei in ritardo. Fuori tempo utile, time over. Ma se lo fai un attimo prima che tutti vadano via, prima che il sipario cali e gli spettatori vadano via, se il torpore che avvolge il tuo corpo viene sconfitto dalla voglia di respirare, se l’ossigeno ormai consumato viene sostituito da aria pulita, forse hai ancora una possibilità, forse hai ancora un attimo di tempo per dire la tua, per aggiungerti al coro.
Questa volta però non si ricerca solo la quantità ma anche la qualità, non c’è bisogno solo della forza ma anche del coraggio; non un gesto eroico ma un gesto di vita, un gesto di rinnovamento.
Ma ancora non è chiaro al mio cervello cosa si deve scongiurare. Una catastrofe? Un cataclisma? Una sciagura? La morte di una persona? Ecco…
Quello che non deve realizzarsi è quella lenta agonia che scorga nel fiato dell’ultimo respiro; non deve realizzarsi che quell’ultimo raggio di sole sull’orizzonte sia l’ultimo raggio e sia per sempre.
Salvarne uno come esempio ovvero farli fuori tutti e “ite missa est”?
Resta ancora l’incertezza su che cosa ci sia da scongiurare… Forse che tutto finisca, che tutto non abbia un seguito oppure che tutto venga dimenticato? Non preoccupa all’essere umano che tutto finisca, in quanto tutto è destinato a perire, a scomparire, a passare. La preoccupazione di fondo, il cruccio è che tutto possa essere dimenticato e così facendo muore il ricordo di ciò che si è stati in vita. Noi passiamo ma il ricordo rimane. Rimane, ma a condizione che qualcuno o qualcosa ci permetta di farlo. A volte bastano le parole, a volte un semplice gesto, a volte una frase su un foglio di carta, a volte una fotografia rimasta chiusa nel buio di un cassetto.
L’utilità di un dono sta nel modo in cui lo si utilizza e spesso non tutti siamo in grado di apprezzarne il valore. E quando non si apprezza una cosa o un gesto dobbiamo necessariamente ricorrere ad un suo palliativo. La nostra società è ricca di alternative, di vie di fuga che ci permettono di arrivare sempre in tempo per non perderci il bello della diretta: abbiamo una seconda opportunità che è la memoria scritta. E finalmente si capisce che cosa deve essere scongiurato: che tutto quello che è stato inciso sulla carta non vada perso. Che tutto il fiume di inchiostro, che ha sporcato la bianca cellulosa non finisca nel mare dell’oblio, nel mare del non ricordo.
Ed allora scrivo, scrivo per ricordare, scrivo per scongiurare, scrivo perché sono vivo.
Sono vivo perché non sai di vivere se non stai vivendo. E dopo un periodo di assenza voluta, cercata, forzata, causale, eccomi di nuovo qui; sono tornato con i miei contorti pensieri, con i miei dubbi, con le mie turbe, con le mie perplessità, con le mie responsabilità, inchiodato a questa sedia respirando un’aria che sa di pioggia, che sa di umido, che sa di legno bagnato. Leggo pagine di giornali che minano alle fondamenta la nostra società. E quello che emerge da una attenta lettura è il dubbio che tutto sia marcio, che tutto sia perso… ma non può essere andato tutto a male.
Guardo fuori dalla finestra, una pioggia lenta e pesante invade lo spazio, si appropria di tutto. Con smisurata lentezza si insinua nell’aria, mentre un cielo color canna di fucile osserva silenzioso il suo moto gravitazionale. Sono sereno, sono tranquillo, sono fiducioso che sono ritornato, siamo “ritornati”. Non tutto è andato a male, non tutto è perso, bisogna solamente essere consapevoli che li fuori c’è, fosse anche una sola persona, qualcuno attende di vederci di nuovo operativi., di nuovo protagonisti…. “più belli nei fumetti là sopra i parapetti”.
La nuova versione del sito, le vecchie rubriche, che nonostante tutto sopravvivono agli eventi, fotografie e memorie di caccia al tesoro sono il valore aggiunto che nel tempo e col tempo abbiamo saputo dare alla nostra associazione.
Sono istantanee di un tempo che non ritorna più, sono momenti rubati all’eternità; sono flash di una memoria che ha sete di novità.
Fiducioso di non rimanere solo, lascio spazio agli altri, nell’attesa di leggere e di vedere buone nuove.
Haran Banjo