Squadra che vince non si cambia. Sembra essere questo il motto dei Marulandi per la caccia 2004.
Anche la sede resta la stessa, e così Santa Lucia diventa il quartier generale delle truppe capitanate da Filippo Ziino e da Arianna Casola.
Dopo un lungo periodo di studio sui testi di storia, arriva finalmente il momento di sfoderare tutte le competenze.
I giorni che precedono la caccia sono frenetici ed emozionati: a Sorrento il gruppo si ricompone coordinato da Gennaro Esposito per organizzare logisticamente la base e per concordare una strategia d’attacco. I soliti problemi tecnici non mancano, bisogna attrezzare una o più postazioni telematiche, gestire le risorse, organizzare il trasloco nella “succursale”, che avverrà nella serata del 26, e caricarsi psicologicamente per la caccia.
La mattina del 26 i capitani si recano in piazza Vittorio Veneto a Meta per ricevere dall’organizzazione la prima busta. Si parte in vantaggio di qualche minuto sugli altri grazie all’ottimo piazzamento ottenuto dal “postulante” Carlo Colicchio nei giochi medievali del 23 dicembre.
Alla base, intanto, tutti sono pronti ai posti di comando: Peppe Alfaro sommerso dai suoi libri, Gennaro Esposito al computer, Michele Di Maio, Francesco Scala e gli altri sui testi di storia dei templari, Aldo Ercolano che porta i cornetti, Eliana Gargiulo nelle consuete vesti di tesoriere della caccia, Tiziano Esposito che accoglie tutti da buon padrone di casa. Arrivano alla spicciolata tutti i componenti della squadra: Francesca Milano e Donato Guarracino, con le torce da minatore già in testa, Stefano Limpido pronto per andare a Crapolla insieme a Carlo Colicchio (è convinto da un anno che quest’anno ci sarà l’indizio lì, e propone di andarci da subito), Alessandro Cella “Cellino”, che è arrivato alla base con circa 3 giorni di anticipo, vista la sua velocità, Valerio Scala (che sarà, nel corso della caccia, protagonista di una love story con Simone Costantino), e tutti gli altri.
Assente Ninotto Lauro, la squadra riguadagna un leader che saprà consigliare e caricare i Marulandi: Mario Pollio, detto “Mario ‘o pazzo”. E’ lui l’anima di questa caccia, è lui che riuscirà a risollevare il morale dei Marulandi, è lui che con il suo entusiasmo saprà far divertire tutti.
La caccia si svolge con la concitazione di sempre, sotto una pioggia incessante. Gli indizi spesso lasciano perplessi i marulandi, che hanno qualche difficoltà e restano indietro. Nella notte la squadra viene decimata dal sonno. I pochi svegli faticano a risolvere i rompicapo proposti dall’organizzazione. Con un capitano zoppo costretto a passare tutte le 36 ore della caccia in base, e con la capitana a casa per il turno di riposo, è Michele di Maio che dopo aver declamato versi in latino e ballato il ballo del Qua Qua, prende le redini della squadra, e che con una clamorosa ramanzina mette tutti in riga. In effetti i Marulandi sono disordinati, sprecano molto tempo prezioso invece di concentrarsi sugli indizi.
Il brutto tempo non concede sconti e complica le cose: a turno i Marulandi sono costretti a compiere imprese che resteranno negli annali: l’impervia discesa di Sant’Elia, la dura prova a Crapolla, l’indimenticabile prestazione di Arianna sul sentiero della torre dello Ziro, l’eccitante rally del Cellino verso Astapiana.
Nonostante un buon recupero, i Marulandi sono in svantaggio su The Eagles, che quest’anno sembrano più motivati e più intuitivi. Il pomeriggio del 27 è un altalenarsi di stati d’animo che vanno dallo sconforto alla voglia di compiere il miracolo. E’ Mario ‘o pazzo, diventato “Zio” di tutti, che insieme a sua moglie Zia Vanna incoraggia i ragazzi a non mollare fino alla fine.
Quando la disfatta si compie, e The Eagles conquistano il tesoro, ai Marulandi capitanati da Ziino non resta che complimentarsi con i vincitori e andarsi a fare una bella dormita. Già dal giorno seguente, però, saranno carichi e impazienti di partecipare alla prossima caccia. La fame di vittoria vuole essere saziata.
FRANCESCAMI