Bilancio consuntivo di un anno bisestile


Diciamocela tutta, il 2008 non è stato un anno che passerà agli annali della storia come un anno “in”. Non ci sono stati grandi eventi da festeggiare in questo 2008; un’olimpiade, un europeo di calcio finito ai calci di rigore, i cinesi che fanno il giro per lo spazio, la benzina che ha toccato il record storico per quanto riguarda il costo alla pompa, insomma niente di eclatante sembrerebbe, leggendo sommariamente e frettolosamente il libro dei fatti….
Ma qualcosa di buono deve esserci stato nel corso di questi 366 giorni (ricordo che quest’anno si è festeggiato anche il mio compleanno).
Pensandoci bene qualcosa di buono è rimasto, qualcosa per cui ne è valsa la pena vivere c’è stato, fosse solo per un’attesa, per una stretta di mano, per un sorriso regalato, per un viaggio intrapreso.
E sfoglio, una ad una, le pagine dell’anno ormai concluso…
Gennaio, Febbraio, Marzo mesi nei quali mi sono trovato a girovagare per il Far East. Navi lontane che attendevano di innalzare il tricolore, processioni di pasqua, turni di guardia.
La neve in Cina rimane sicuramente il ricordo più candido del 2008. Erano 50 anni che non nevicava nel sud della Cina, erano 50 anni che tutti aspettavano la neve e che il colore predominante in questa parte di mondo diventasse il bianco. Era tutto bianco, letteralmente bianco, il paesaggio, le colline, le strade, le macchine, il colore dei prati, perfino anche le navi!
E sono tornato dalla Cina per catapultarmi in un inseguimento che ha visto l’attraversamento di diversi paesi dell’area europea.
Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, dalla Finlandia a Malta, passando per il Portogallo, la Francia, l’Olanda, il Belgio, la Germania, la Danimarca. Un bel giro quello compiuto nell’arco del 2008!

Eppure qualcosa di buono deve esserci stato, fosse solo un ricordo, una fotografia, un momento per il quale poter dire “ne è valsa la pena”. E mi sforzo di rincorrere con la memoria le annotazioni riportate sull’agenda. Appuntamenti segnati e poi defalcati, cose da fare e poi non fatte, impegni rimandati perché non avevo voglia, sono queste le cose che risaltano dalla lettura delle pagine riempite dall’inchiostro delle penne riposte in un bicchiere poggiato sulla mia scrivania.
Mi devo sforzare di ricordare, mi devo impegnare ad aprire i cassetti della memoria e tirare fuori qualcosa di buono, fosse solo per dire che non tutto è andato a male, perso.
E finalmente ecco, una luce illumina una pagina dell’agenda, un tratto solare che riscalda il cuore, che esprime la gioia dell’aver vissuto.
Settembre 2008. È il periodo delle mie vacanze estive, anzi siamo quasi al termine delle mie vacanze. Non c’era il sole durante quella giornata, anzi ovunque andassimo prendevamo acqua addosso, eppure non sentivo il peso dell’acqua che scivolava via sulle mie braccia, non sentivo il peso degli spostamenti fatti in macchina mentre salivamo verso il monte. E dall’alto della vetta, sotto di noi il silenzio della valle, il colore dell’arcobaleno, l’abbraccio che ti scalda il cuore ed il sorriso dell’anima!
Questa è la mia foto del 2008; questo è il momento per il quale veramente ne è valsa la pena esserci stato ed avere vissuto. Una foto che è mia e solo mia, il mio attimo di eterno, l’attimo in cui è racchiuso tutto il 2008.
Quello che cercavo era questo attimo, questo istante d’immenso, che mi aprisse la memoria dei sentimenti. E adesso a cascata emergono volti nuovi, vecchi, giovani, adulti, bambini, colleghi e sconosciuti, ma tutti volti che hanno lasciato il loro appunto sulle pagine di questa agenda. È una scrittura lieve, impercettibile a chi guarda senza neanche soffermarsi, e che sfoglia le pagine del 2008 con la stessa frenesia di chi cerca qualcosa senza sapere effettivamente dove cercare.

I mesi autunnali sono quelli più caldi, quelli nei quali il calore della gente ha reso le pagine intrise di vita. Sono le pagine che pesano di più nell’economia di questo anno. Hanno il sapore del mare (quello non manca mai), del cous cous, dei vincisgrassi, della polenta, della pasta al sugo di Norcia, dei salumi e degli affettati di casa di Giorgia, del pancione di Caterina e della sua prossima maternità, di Eurochocolate e della tagliata di Muzzicone, delle sere trascorse a lavorare su norme da applicare e navi da iscrivere nei registri italiani.
Ma l’anno che finisce è stato anche l’anno del boom dei “social network”, di myspace, di facebook, di messenger, di una vita che finisce col diventare sempre più virtuale. Una vera mania quella che ha intrappolato tutti quanti noi. Siamo diventati utenti di tutti i sistemi di comunicazione presenti nel vasto sistema della rete, imparando a regalare emozioni e stralci della nostra vita e dimenticando il suono delle parole. La comunicazione verbale lascia sempre più spazio alle parole scritte. Uno scritto che diventa sempre più contorto e di difficile interpretazione. Emoticon, avatar, simboli che si sostituiscono alle semplici lettere dell’alfabeto, e quelle che una volta erano tenere frasi di affetto o gesti di amicizia diventano delle contrazioni che per capirne il significato devi aver superato prima un esame universitario.
Faccio mie le parole di un grande della canzone italiana per esprimere il mio più grande augurio a tutti quanti noi, per vivere appieno tutto quello che ci sarà dato di vivere.

“E se quest’anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità”.

Haran Banjo.

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