Yangzhou 2008


E fuori nevica… Una pennellata di bianco ha reso il paesaggio simile a quello rappresentato dai pittori della scuola fiamminga. A perdita d’occhio l’unica cosa che si vede è un manto di neve che ricopre tutto quello che trova. Anche il piccolo fiume che lambisce la struttura dell’albergo è bianco. Erano 50 anni che non accadeva quello che ora sta succedendo in Cina, mentre io sono prigioniero in un albergo immerso anch’esso in una coltre di bianco. La neve cade copiosa ed io ammiro il suo moto, lento e costante, mentre prende possesso del resto. Gli spostamenti sono impossibili, e quello che mi resta da fare sono quattro passi nello spiazzale antistante l’albergo. E mentre passeggio tornano alla memoria le immagini del giorno prima. Shanghai immersa nella neve ed avvolta da un freddo vento: insopportabile! La macchina digitale che mi pianta all’improvviso ed io costretto a fare le foto con la fotocamera del cellulare. Io ed il mio autista e guida cinese sembriamo i personaggi di un film comico. Più cerco di parlare con lui e meno comprensione ottengo. In Cina siamo prossimi alla festività dell’anno nuovo, quest’anno cade il 6 febbraio, e per strada si incontrano migliaia di persone con borse e pacchi che, come tante formiche, si dirigono verso il loro rifugio: la stazione ferroviaria di Shanghai. Ho assistito e partecipato ad un fenomeno di lievitazione nella sala d’attesa numero 13. Non avevo mai visto tante persone compresse in un unico ambiente chiuso. Tante sardine chiuse in una scatoletta che è pronta per scoppiare. Varchi di accesso ancora chiusi mentre il livello di sopportazione sta per raggiungere il punto di non ritorno. Spinte e calca umana generano una lievitazione collettiva. Sono sospeso in aria, con la maniglia del mio trolley ben stretta nella mano destra, una sorta di zavorra. Percorro 10 metri senza mettere piede a terra: fantastico! E senza neanche accorgermene, sono giunto nei pressi dello scompartimento del treno. Entro e quello che mi si presenta agli occhi è lo spettacolo più unico a cui potessi assistere. Un carrozza invasa da un centinaio e più di persone, ognuna delle quali ha in dote una valigia ed un paio di pacchi, senza contare i bambini e gli anziani.
È un esodo; sembriamo dei deportati! Ed invece si tratta di persone che stanno raggiungendo i loro cari, in città lontane anche esse ricoperte dalla neve. E più il treno va avanti sulle rotaie più aumenta lo spessore della neve. Il mio vicino di viaggio sta consumando il suo quarto uovo sodo preso da un sacchetto, come quelli della spesa, che ne contiene un’altra decina. La parte del guscio eliminata finisce regolarmente sul pavimento, come anche tutto ciò che non risulta commestibile! Altre due fermate e poi devo scendere, mentre il panorama che si vede dal finestrino non subisce alcun mutamento. Stiamo viaggiando in questo momento a 200 km/h e tutto scorre veloce, come le immagini del video che ho fatto con il mio cellulare. Eccomi giunto a Zhengjiang, “stazione di Zhengjiang” urla il nastro magnetico. Scendo e la neve è padrona delle strade e di tutto il resto. Ed ecco che dopo aver preso l’aereo, il treno e l’automobile per raggiungere Yangzhou, ora mi tocca salire anche a bordo di un traghetto che fa la spola tra le due rive del fiume. Ci manca solo il due ruote per arrivare a destinazione e poi potrei dire di aver preso tutti i mezzi di locomozione! Finalmente l’albergo ed il meritato riposo, ma è solo la quiete prima della tempesta! Un viaggio a senso solo senza ritorno se non in volo, senza fermate ne confini solo orizzonti neanche troppo lontani: la mia Cina! Ogni anno mi accogli ed ogni volta mi fai omaggio di una sorpresa. Questa volta cosa nascondi “tutto sotto il cielo”? Sono 2 giorni che sono rinchiuso in albergo senza potermi muovere, mentre fuori continua a nevicare… Ma non può nevicare per sempre, non posso rimanere qui per sempre. Ed il per sempre diventa movimento ed il movimento genera energia e produttività. Finalmente operativo, ma in un’altra città. Lascio l’improduttiva Yanghzhou per spostarmi a Tianjin. Dal sud della Cina mi dirigo verso i confini del Nord, quelli posti a stretto contatto con la Corea. Sono le 23.30 del 2 febbraio quando l’aereo tocca la pista di atterraggio dell’aeroporto di Pechino. Sono a metà del mio viaggio di trasferimento: devo raggiungere Tianjin, che dista solo 3 ore di macchina. Siamo soli in autostrada, ed è qui che iniziano i miei incubi. In meno di tre ore ho rischiato di salutare questo mondo per quello che è per sempre per ben tre volte. Per chi non è abituato a guidare con la neve che scende copiosa dal cielo e con il ghiaccio che si forma sul manto stradale, ogni metro percorso in automobile diventa una incognita.

Non ci sono catene per il ghiaccio, non c’è niente di niente per fronteggiare tale condizione climatica. Più vado avanti e più sono le macchine accostate al ciglio della strada oppure conficcate dentro enormi tir. Una vera odissea quella vissuta per raggiungere il nord della Cina. Sono le 3 del mattino quando faccio il mio ingresso nella hall dell’albergo! Check-in completato con l’amara sorpresa che la colazione viene servita dalle 06.30 alle 08.00: posso dormire ben 4 ore! Un incubo il trillo della sveglia, ma bisogna alzarsi, non mangio da quasi 24 ore. Scendo nella sala della colazione e scopro che il breakfast ha termine alle 10! Ho serie intenzioni di compiere un omicidio, ma il mio istinto viene placato dalle urla del mio stomaco. La fame vince sulla sete di sangue. E’ il 3 febbraio, mancano 4 giorni al capodanno cinese. Il 7 Febbraio in Cina festeggiano la Festa di primavera,conosciuta in occidente come Capodanno cinese. Il calendario tradizionale cinese è lunare, o meglio lunisolare, i mesi iniziano in concomitanza con ogni plenilunio; di conseguenza la data d’inizio del primo mese, e dunque del capodanno, può variare di circa 29 giorni, venendo a coincidere con la prima luna piena dell’anno, evento che può avvenire fra il 21 Gennaio ed il 19 febbraio del nostro calendario (calendario gregoriano). Sembra complicato e diventa così molto semplice…..ah ah ah ! Volevo scherzosamente dire che possiamo prendere come riferimento il nostro calendario e calcolare la prima luna piena et voilà è fatta,siamo in grado di stabilire quando avrà inizio la festa di primavera o capodanno cinese. Ci spostiamo verso il centro di Tianjin. C’è gente per le strade, c’è un movimento da ora di punta in metropolitana. Tutti si riversano all’interno dei grandi fabbricati che sono disseminati lungo il viale del corso principale.

Seguo la massa per scoprire che il nucleo di ogni fabbricato contiene al suo interno un imprecisato numero di piccoli negozietti che vendono principalmente capi di vestiario. Sono simpatici i commercianti, cercano di attirare l’attenzione esibendo tutta la loro paccottiglia, ma non trovo nulla di veramente utile. E’ domenica, non ci sono partite da seguire in tele, ne radio che diffondono nell’etere i risultati di qualsiasi campionato di calcio. Ci resta solo il piacere di un buon pranzo, rigorosamente cinese! Il cibo cinese è veramente buono; ha un sapore diverso da quello che ci viene somministrato nei locali che si trovano in Italia. Tutto a base di pesce sono le portate che ci vengono servite. Siamo seduti in una saletta privata. Siamo in tutto 4 commensali, ma il cibo che viene servito era utile a sfamare i palati di almeno 10 persone. Assaporo varietà di pesci e frutti di mare che non avevo mai visto prima. Il tutto è accompagnato dai tipici noodles e riso fritto. Sono le 15 quando ci alziamo da tavola e sono veramente stremato: ho bisogno di dormire. Fino alle 18 resto cadavere sotto le calde coperte: non ho proprio intenzione di alzarmi e tornare ad affrontare il freddo inverno cinese. Leggo distrattamente sul grande termometro a cristalli liquidi, che campeggia nel cielo di Tianjin, che fuori ci sono appena – 4 gradi. Meglio il caldo tepore del letto. E così tra una doccia calda ed un buon rilassamento muscolare alle 20 sono di nuovo seduto a tavola, insieme ai rappresentanti della società di navigazione a cui appartiene la nave. Due buone notizie mi giungono inaspettate. La prima delle due è che domani 4 febbraio la nave sarà disponibile per l’ispezione, mentre la seconda è che il 5 mattina sarò nuovamente in volo, direzione Yanghzou per dar luogo finalmente all’ispezione della seconda nave. Mangio con una certa voracità i piatti presi al buffet dell’albergo e dopo circa un’ora sono di nuovo a nanna: domani è un altro giorno. E finalmente sono all’opera, a bordo della nave. Inizio i miei controlli che avranno termine alle ore 21. Parlo italiano con un numero di persone superiore a 3! Avrei voluto anche parlare con i cinesi, ma ne io conosco la loro lingua ne loro conoscono l’inglese: un dramma nel dramma. Nota di colore è quella che il responsabile della security della nave è lo stesso che giusto un anno prima avevo incontrato sempre in Cina ma nel porto di Qingdao. Come è strana la vita. E così tra una verifica e l’altra, tra lo shifting della nave che si sposta per motivi commerciali ad un’altra banchina ed il pasto consumato molto velocemente intorno alle 13, scendo da bordo stanco ma soddisfatto della visita e con in mente il nuovo viaggio che tra qualche ora mi vedrà impegnato a raggiungere l’estremo sud della Cina. La sveglia suona alle 04.35 ed appena sceso giù nella hall dell’albergo trovo comodamente seduto su di una poltrona il mio autista che mi porterà all’aeroporto di Tianjin. Il mio dramma personale sta per iniziare… Arrivo in aeroporto con circa due ore di anticipo sull’orario di imbarco. Sono le 05.30 e l’aereo partirà tra non meno di 120 minuti. Sto al caldo, sono in compagnia di un ristretto manipolo di cinesi, che iniziano a consumare la loro colazione. Io invece sono intento a cercare una toilette, che finalmente individuo nell’angolo opposto della sala. Consumo anche io la mia colazione fatta di frutta, mela e banana. Aprono il gate di imbarco e mi avvio verso il corridoio alla cui fine c’è una scala a chiocciola. Scendiamo verso il basso e arrivati sulla pista troviamo una navetta che ci conduce all’aereo. Fa tremendamente freddo in pista. Il vento soffia forte ed il giubbino è l’ultimo baluardo contro il generale inverno. Mi infilo nella carlinga dell’aereo e raggiungo il mio posto. Chiudo gli occhi ed attendo il momento del decollo. Ma il momento non arriva. C’è da dare dell’antigelo all’aereo per evitare che lastre di ghiaccio possano formarsi sulle ali. Ore 08.00 prendiamo la rincorsa, siamo sospesi nel vuoto. Tra un’ora sono a destinazione. Ed invece il destino distribuisce le sue carte in maniera assurda! Non si atterra all’aeroporto di Nianjin: è tutto chiuso causa tormenta di neve! Ed allora dove siamo diretti?
Precipitosamente mi indirizzo verso una hostess, che mastica l’inglese come io capisco di matematica. Chiedo nel modo più semplice possibile quale sia la nostra nuova destinazione e la risposta che ne ottengo è un nome che non capisco! Prendo carta e penna e chiedo di scrivermi il nome della località presso la quale sia indirizzati: He Fei. Ma dov’è He Fei? Io devo andare a Nianjin! Chiedo quanto distano le due località e con mia profonda sorpresa, la hostess mi comunica che ci vuole un giorno di macchina! Un giorno per una differenza di tempo di volo pari a quella che intercorre tra Napoli e Roma. Ma che cosa divide le due città? Forse la catena montuosa dell’Himalaya? Esterrefatto ed alquanto meravigliato provo a scrivere la mia destinazione finale, Yangzhou, forse il tempo di viaggio è minore, ma anche in questo caso mi dice che occorre un giorno di viaggio! Nel frattempo un’altra hostess mi invita a tornare al mio sediolino, tra 10 minuti è previsto l’atterraggio, che avrà luogo alle ore 09.30. Siamo fermi sulla pista e non ci sono notizie sul nostro destino. Il comandante dell’aereo ci comunica che intorno alle 11.00 dovremmo lasciare l’aeroporto di He Fei per tornare a volare verso Nianjin. Nel medesimo istante inizio a messaggiare con le due società di navigazione. Ero distante allo stesso modo da entrambe le mie due ancore di salvezza, ma nessuno faceva niente per tirarmi fuori da questa strana situazione. Da una parte la mia voglia di tornare a casa faceva contrasto con la mia attitudine alla professione, dall’altra mi si chiedeva di trovare un’alternativa che non avevo alcun modo di individuare! Ero solo in un mare di persone che non capivo e che non riuscivano a capirmi. Sono le 11.00 quando la scaletta di sbarco si affianca alla porta di uscita dell’aereo: si scende! Siamo nella sala d’attesa dell’aeroporto e la paura di non uscirne da questa situazione si concretizza sempre più forte. Da un lato l’autista che era a Nianjin ad aspettarmi non aveva voglia di lasciare la sua postazione e dall’altro non si riusciva ad organizzare un’autovettura per venirmi a prendere ad He Fei. Inoltre i miei contatti in Italia stavano ancora dormendo (sono 7 i fusi orari che in questa stagione dell’anno separano l’Italia dalla Cina). Sono letteralmente solo, e devo arrangiarmi. Non ho soldi locali e non intravedo un cambiavalute. Sono le 12.15 quando alzo la stessa per fissare l’enorme orologio posizionato sulla parete di fronte a me e lo stomaco inizia a dare i primi segni di guerra: ha fame e con una mela ed una banana mangiate alle 05.30 anche lui ha ragione! Devo trovare un espediente per metterlo a tacere! Ed ecco che il destino mi viene incontro. Chiamano i passeggeri del volo per Nianjin ed in un inglese alquanto accademico, si capisce che ci sarà una distribuzione di cibo nell’atrio retrostante della sala d’attesa. Una piccola scodella con del riso in bianco, una piccola coscia di pollo e dell’insalata bollita, tutto qui! Ma piuttosto che niente, meglio piuttosto! E così resto impietrito a fissare il tabellone delle partenze, ma del nostro volo non si hanno notizie. Messaggio nuovamente l’agenzia di Nianjin, confermando quello che già avevo comunicato loro qualche ora prima: non si parte per il momento. Quando all’improvviso chiamano il mio volo, indicando anche il cancello di imbarco. Ma invece di andare verso l’aereo, andiamo verso la strada: sto lasciando l’aeroporto! Sono fuori nel freddo cinese e non ho alternative! Cerco disperatamente qualcosa che possa fare al mio caso e vedo nel piazzale antistante l’aeroporto un mare di pullman. Forse qualcuno di questi va a Nianjin. Cerco con lo sguardo un segno del destino e leggo finalmente la parola Nianjin seguita da un mare di ideogrammi cinese. Salgo sull’autobus e chiedo se va Nianjin. La risposta che ne ricevo è un movimento della testa, che si sposta dall’alto verso il basso in senso verticale. Chiedo nuovamente per conferma ed il movimento è sempre lo stesso! Ma c’è un problema, non ho i soldi per acquistare il biglietto e pagare in euro è una idea ma il tentativo di pagare in valuta straniera non è ben gradito. Occorre trovare degli yuan, per l’esattezza 80 yuan, circa 8 euro e non vedo il modo di procurarmeli. Chiedo nell’inglese più semplice di questo mondo a svariate persone di poter fare un cambio di valuta e finalmente trovo una ragazza che mastica l’inglese e con la quale effettuo il baratto. Ho i soldi per il biglietto, salgo sull’autobus acquisto il mio ticket e mi siedo. Attendo solo la messa in moto del motore e la partenza per Nianjin. Sono le 13.30 quando le ruote iniziano a muoversi sull’asfalto. Ancora 3 ore e poi sono a destinazione. Ma non accade proprio così. L’autobus ha come capolinea la stazione dei treni e da lì all’aeroporto occorre ancora un’ora di macchina. Scendo e messaggio all’agente locale, al quale comunico che sono nei pressi della stazione ferroviaria accanto al Mac Donald. Devo aspettare ancora un’ora e poi sarò di nuovo in marcia. Cerco il cartello internazionale della toilette, ma non riesco a trovarlo. Cerco qualcosa per impegnare il tempo, ma il freddo è troppo penetrante ed il mio corpo combatte contro il terribile nemico. Sono le 17.30 quando arriva l’autista ed io gli comunico la necessità di adempiere a dei bisogni fisici. Ecco la toilette ed ecco del cibo! Salgo in macchina ed è lì che consumo il mio panino con patatine e pepsi. Altre 3 ore e sono a destinazione mi dice il driver, ma gli devo credere? Ho imparato una cosa in Cina: il tempo è relativo, dipende tutto dalla interpretazione che gli interlocutori sono portati a dargli. Siamo in avvicinamento a Yangzhou, ma nel mentre ci facciamo un chilometro di autostrada in contromano e per fortuna senza che ci accada nulla. La macchina si ferma nei pressi di un porticciolo, che fossimo arrivati? Niente di tutto questo, si scende e mi imbarco su di un traghetto che mi porterà dall’altra parte dello Yangtze. Una volta giunto sull’altra riva troverò una seconda macchina per portare a termine questa lunga maratona. Dieci minuti per guadare il fiume e sono di nuovo seduto in macchina mentre fuori il vento gelido sposta con violenza i rami degli alberi. Siamo in dirittura di arrivo. Ultimo chilometro, mancano solo 500 metri e poi sono in albergo. Ore 20 del giorno 5 febbraio e sono in viaggio da circa 15 ore per coprire una distanza di 800 chilometri che le avverse condizioni meteorologiche hanno reso interminabili. Check-in in albergo, ascensore che sale al tredicesimo piano, porta della stanza che si apre, rubinetto dell’acqua che riversa nella vasca da bagno del liquido caldo. Sono finalmente a mio agio. Mi rilasso un attimo e poi il telefono della stanza che squilla: è il rappresentante della nave che mi attende per andare a cena. Tra 24 ore sarà di nuovo capodanno per me. Sono al 45 piano del Novotel di Shanghai che guardo i giochi di luce che si disegnano nel cielo. Meno 5, 4, 3, 2, 1: inizia l’anno del Topo. Sono comodamente sdraiato nel mio letto, che è posto di fronte a questa grande finestra. Sotto di me una luce di fuochi pirotecnici ed un sorriso mi invade l’anima… è la prima volta che festeggio due volte lo stesso evento. Tra qualche ora sarò di nuovo in volo verso l’Italia. È il 7 febbraio e sono le 23 qui a Napoli, quando le ruote dell’aereo toccano la pista. Anche questa è fatta: missione compiuta!

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