Andare in trasferta è dove di porta il cuore…
Non è facile parlare del sangue e delle sue malattie, dei dolori e delle sofferenze che piccoli bambini si trovano a dover affrontare giornalmente. Ma spesso le parole lasciano spazio alla musica ed ai suoi interpreti, e quello che è successo il 3 dicembre è sicuramente memoria da conservare per noi più fortunati. La musica è diventata lo strumento attraverso il quale ho appreso storie di normale eroismo, storie legate alla semplicità dei gesti, storie che hanno un lieto fine, storie nelle quali non sempre i buoni vincono!
Nella sala Sirene del Hotel “Hilton” di Sorrento, si è compiuto un miracolo, forse atteso da molti ma al quale abbiamo partecipato tutti. Ha avuto luogo, in una sala quasi al limite della capienza, lo spettacolo teatrale di Lucio Dalla, dal titolo “Il contrario di me”.
Dico la verità, sono andato allo spettacolo del grande musicista italiano, di uno dei più grandi maestri della musica leggera, per il piacere di ascoltarlo, di vederlo cantare, di assaporare il gusto della sua voce, ed invece, mi scusi il maestro per questo mio piccolo peccato, mi sono soffermato ad ascoltare la voce roca e profonda del primario dell’ospedale di Monza, che ha raccontato il piacere di esserci, della gioia di vivere che si sprigiona dai gesti quotidiani dei suoi piccoli malati.
Chissà quante volte nel corso della mia infanzia, delle nostre infanzie trascorse abbiamo cercato con tutte le nostre forze di avere, anche solo per un minuto, la possibilità di stare a contatto con il nostro idolo. Ebbene, questi piccoli amici, che sono molto meno fortunati rispetto a noi, hanno un cuore molto più grande del nostro, e sognano più di noi. Non si accontentano dell’idolo, che è importante, ma che rimane solo per un momento nella nostra esistenza, loro vogliono vivere il quotidiano, vogliono vivere quello che sono e non quello che saranno! Sono state parole profonde e sincere quelle proferite dal primario, che sono andate dritte al cuore, senza prendere curve o scorciatoie.
“Chi vuoi che ti porti per il tuo compleanno? Chi vorresti incontrare, ho chiesto un giorno al piccolo Luca, e lui mi ha risposto la Signora Anna! E perché la Signora Anna? E lui mi ha risposto, perché racconta sempre delle belle storie! La Signora Anna è l’addetta alle pulizie!”
Questi bambini sono per le cose concrete, sono per la vita e spesso la vita non è un sogno! La vita è fatta di tutto ciò che puoi toccare, che puoi respirare, che puoi stringere tra le mani, e spesso bisogna smettere di sognare se si vuole essere felici!
Le più grandi lezioni di vita mi vengono date dalle persone più piccole, più fragili ma non per questo più impavide. Come nel caso di Cristina, una bambina di 10 anni, che ha capito che il più grande dono che Dio le ha fatto è quello di essere coraggiosa, perché la più grande ricompensa che le è stata donata in un mare di dolori è proprio il suo coraggio. “Dio mi ha resa coraggiosa!”
Lo spettacolo teatrale messo in scena dal grande Lucio Dalla, al cospetto di tali parole, è solo una goccia in un oceano di speranza, di gioia di vivere.
Lucio si è direttamente rivolto ad ognuno di noi, guardandoci in faccia, raccontandoci, attraverso momenti di vera e pura recitazione, spaccati della sua vita. È stata una vera e propria recitazione “musicalizzata” con brani scritti da lui stesso e recitati dall’attore Marco Alemanno. Superba prestazione quella espressa da Marco nel recitare il testo della canzone HENNA. Un testo di guerra, un testo di sangue, un testo nel quale emerge il coraggio, il dovere di ribellarsi ad un ordine di morte! Un testo al quale la chitarra di Bruno Mariani ha saputo dare un finale ricco di sonorità penetranti, come i colpi delle bombe lanciate sulle città croate dagli aerei della coalizione che si levavano in volo. È un rumore assordante quello delle bombe che squarciano il cielo e che si infrangono in tutto quello che incontrano.
Quello che si è esibito sul palco del “Hilton” è un Lucio Dalla oramai consapevole delle aspettative del suo pubblico, sempre più esigente e preparato, al quale il cantautore bolognese ha voluto regalare aneddoti della sua vita, non solo di cantante ma anche di comune mortale. Toccante è stato il racconto dei suoi due incontri avvenuti nel corso del tempo con il Papa. Prima Wojtyla e poi Ratzinger. Due lampi di vita in una vita da credente. Ed è in questa esperienza da cristiano che si incastona il testo della canzone INRI; testo nel quale emerge chiaro il concetto che anche il male come il bene è figlio di Dio!
Ma il concerto/spettacolo offerto da Lucio ha anche visto una rivisitazione dei suoi cavalli di battaglia, come “Attenti al lupo” e “Caruso” ai quali ha partecipato attivamente tutto il pubblico presente in sala. La “standing ovation” finale, attribuita al cantante che ha fatto di Sorrento la sua seconda residenza, è solo la ciliegina sulla torta, a coronamento di una serata indimenticabile.
E così, canzone dopo canzone, la serata è scivolata via, perdendomi tra le armonie di Lucio e gli sguardi di due occhi fatti per guardare…