Chi l’avrebbe detto mai che io, abituato a trasferte di migliaia di chilometri, abituato ad attraversare continenti ed oceani, abituato ad ascoltare nuovi idiomi e lingue, questa volta invece di parlare di terre lontane debba trascrivere le vicende di una trasferta che in linea d’aria non supera i 100 chilometri, senza neppure attraversare i confini geografici della regione Campania: una vera disfatta!
Guardando l’evoluzione della trasferta, devo fare un grosso applauso all’impareggiabile Anna: come hai fatto a sopportare i nostri discorsi da “bar dello sport”? Come hai fatto a non “sbroccare” e dire adesso basta ci sono anche io in macchina? Forse un motivo c’è e si chiama sonno. Incredibile quello che è successo non appena ci siamo seduti nella vettura dell’avvocato e, per una volta tanto non mi riferisco a Vicap, ma al suo socio, l’irreprensibile Gianni.
Sono stati battuti tutti i record di caduta libera verso le braccia di Morfeo. Il “cefalo” è solo un lontano ricordo, un gesto da apprezzare in quanto amarcord dei tempi trascorsi; Anna invece ha superato ogni più rosea aspettativa e nell’arco temporale di circa 60 secondi è passata da uno stato di piena presenza fisico – mentale a quello di sonno a piene mani. Non ci volevamo credere. I presenti, infervorati dall’onnipresente Vicap, che sciorinava teorie calcistiche sul probabile risultato della partita Roma – Inter (conclusasi per la precisione sul risultato di 1-4 per i nerazzurri), non si sono accorti dello stato in cui versava Anna, che ritornava tra di noi all’altezza del casello autostradale di Caserta Nord, praticamente quando eravamo arrivati a destinazione. La distribuzione dei posti a sedere era quanto mai scontata, e solo Vicap avrebbe potuto accorgersi dello stato in cui Anna aveva trascorso l’ultima ora di viaggio. Aveva dormito tutto il tempo, mentre io, in tutta onesta, osannavo le sue capacità di sopportazione: un’ora a sentire parlare di calcio non è da tutti!
Ed invece Anna aveva dormito, ed anche saporitamente.
E mentre Anna sognava prati verdi ma senza un pallone, Vicap, oramai pienamente sconvolto dalle sorti non troppo favorevoli che il “dio Eupalla” stava riservando alla squadra giallorosa, giungeva addirittura ad argomentare che il risultato di 1-4 a favore della squadra milanese, non fosse il computo delle marcature quanto piuttosto il numero dei calci d’angolo battuti dalle due compagini.
In tanti anni di radiocronache calcistiche non mi era mai capitato di ascoltare il radiocronista ripetere, fino alla noia, il numero dei calci d’angolo battuti nel corso della partita: qualcosa non tornava. E quando Vicap si era oramai capacitato del vero risultato maturato sul campo di gioco dell’Olimpico, nello stesso momento Gianni raggiungeva il casello autostradale di Castellammare di Stabia.
Ne ho fatta di strada negli ultimi anni, ho osservato tanti guidatori, ma c’è sempre la prima volta e gli esami non finiscono mai! Gianni non è sicuramente Schumacher, Senna, Piquet o Villeneuve, ma neanche lontamente, eppure in autostrada ho avuto il piacere di assistere al sorpasso accompagnato da suono di clacson: un colpo da vero campione. La regola fondamentale che ho imparato a mie spese è che non bisogna mai parlare al guidatore, potrebbe distrarsi e perdere il controllo dell’autovettura, e proprio questa volta non mi andava di correre il rischio. E così, tra un colpo di clacson ed un’improvvisa decelerata siamo giunti, spinti da favorevoli venti, al randevouz con la padrona di casa, la madrina dell’evento: l’inossidabile Furestella.
Risparmio per motivi di etica professionale gli altri argomenti che sono stati frutto di osservazioni nel corso del viaggio, anche perché non mi sembra il caso di fare pubblicità senza ricevere un giusto compenso remunerativo.
Furestella è stata la vera sorpresa della serata. Devo dire la verità: non me l’aspettavo!
Non ho mai avuto un diretto colloquio con la padrona di casa, ma fin dall’inizio ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad un vulcano di sorprese, e che non ha deluso le aspettative del pubblico. Ha immediatamente dominato il suo uomo, cercando in tutti i modi di strappare il volante al forestiero fidanzato, ma con esito negativo; ha invitato più volte lo stesso a prestare la massima attenzione all’evoluzione del traffico veicolare, cercando di far capire allo stesso il diverso modo di guida che viene insegnato nelle terre “fureste”. Ma il tocco di classe, il tocco del campione, del vero fuoriclasse è stato giocato da Furestella esaltando le doti culinarie del suo “driver”, che è passato dalla cucina “quattro salti in padella” a quella del pesto alla genovese, da quando Eros ha scoccato la sua freccia. Cosa non fa fare l’amore!!!
Siamo così venuti a conoscenza del lato oscuro della Luna, di quella parte nascosta del carattere di Gianni: sei un vero romanticone, anche gli avvocati penalisti hanno un cuore, e che cuore!
Da non credere la descrizione fatta da Furestella, sembrava quasi che stesse spiegando la cucina del miglior ristorante italiano preparata dal numero uno dei fornelli, ed invece si stava parlando di Gianni.
E così dopo aver varcato e superato il confine di non so quali comuni della provincia di Caserta, ci siamo ritrovati nel viale senza uscita del ristorante (non riporto il nome per dovere di par condicio), in attesa che giungessero gli amici di Gianni e Furestella.
Nell’attesa della loro venuta abbiamo conversato piacevolmente del più e del meno, Anna ormai sveglia gestiva al meglio la conversazione, mentre uno spavaldo gruppo di ragazzi del luogo, cercava disperatamente di parcheggiare la propria autovettura, una Mini One, in uno spazio destinato ad accogliere come minimo una SUV. Io e Vicap abbiamo contatto 6 disperati e maldestri tentativi di parcheggio, ed all’ultimo tentativo praticato dall’implume guidatore, la macchina è rimasta praticamente parcheggiata nel mezzo della carreggiata. Un vero asso del volante.
Dopo un’attesa di circa 20 minuti, trascorsi nella fresca aria della sera di Caserta, siamo finalmente stati raggiunti dal resto della compagnia, e così tutti insieme ci siamo accomodati a tavola. La fame è fame, e senza alcun indugio abbiamo ordinato gli antipasti, innaffiando adeguatamente il tutto con del primitivo di Manduria: non male per iniziare. Poi un grave errore tattico e tecnico da parte mia e di Vicap, ha pregiudicato la serata: l’ennesima sigaretta è venuta a coincidere con l’ordinazione dei secondi, rigorosamente a base di carne. Sono stati ordinati dei taglieri di carne da posizionare a centro tavolo e da dividere tra i diversi commensali. Ma ci rendiamo conto che, almeno io sono abituato a mangiare dai 500 ai 750 grammi di carne e che 200 grammi di carne cadauno sono per me solo il preludio della bistecca! Non vaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bene!
Il tempo è praticamente volato e tra una chiacchiera e l’altra, tra un autovelox ed un safety tutor, tra l’indovina quanti anni ho e quanti ne ha la mia fidanzata, ci siamo ritrovati a dover salutare l’allegra brigata. E dopo la discesa dalla macchina di Furestella che tornava a casa come Cenerentola, ci siamo riposizionati in macchina con lo stesso assetto assunto nel corso del tragitto da Piano di Sorrento a Santa Maria Capua Vetere, con la sola differenza che Anna questa volta non era sola, c’ero anche io a farle compagnia: dormivamo entrambi!