Pacco, doppio pacco e contropaccotto…
E sono ritornato a Praga con la voglia di conoscere meglio questa città che conserva all’interno della sua cerchia di mura monumenti e pezzi di storia che pochi altri centri urbani hanno da proporre al turista di turno.
Questa volta non ci sono equivoci, non ci sono resse al banco della Sky Europe ma solo tante persone in attesa di respirare l’aria dell’Est. Insieme a noi viaggia anche un gruppo misto di ragazze e ragazzi che si tratterranno a Praga solo il tempo di una notte: festeggiano il compleanno di una ragazza che ha deciso di vivere insieme ai suoi amici la notte lungo le rive della Vtlava.
E ci siamo anche noi sull’aereo che alle 16.40 decolla dall’aeroporto di Capodichino. Siamo in 4, ai soliti noti si è aggiunto il mitico ed inossidabile Paolo. Una vera rivelazione!
Questa volta abbiamo davanti a noi ben 3 giorni pieni per esplorare la capitale della Repubblica Ceca. Stesso albergo, stesso ristorante (almeno per la prima sera) ed organizzazione decisamente migliore, sappiamo già come muoverci ed inoltre preventivamente abbiamo predisposto un transfer dall’aeroporto di Praga al centro della città, in modo tale da arrivare direttamente in albergo senza il pensiero della ricerca del taxi.
Fa caldo a Praga, ci sono 15 gradi ed il cielo è azzurro. Non c’è vento per le strade che sono affollate di turisti che si spostano rapidamente verso la fermata del tram. Saliamo anche noi e dopo circa 15 minuti ci accorgiamo di essere saliti sul tram giusto ma con la direzione di marci a opposta rispetto a quella che doveva essere la nostra meta: il Castello di Praga!
Non ci siamo tutti sul tram, manca il quarto componente rimasto debitamente in camera a rigenerarsi in attesa che il sole tramonti. Scendiamo dal tram e nell’attesa di prendere quello che ci condurrà al Castello, ne approfittiamo per metterci in posa e farci scattare “belle fotografie” da una signora autoctona. Ecco il tram, tutti a bordo direzione centro storico.
Dopo 35 minuti siamo finalmente sulla piccola collina che domina la piccola valle dove riposa la bella Praga. Ed iniziamo a scendere. Dapprima il palazzo del Presidente della Repubblica e poi la chiesa di Loreta sono i due siti che attirano immediatamente la nostra attenzione. Foto di rito, che non mancano mai e poi dritti sparati verso il castello. Nel breve tratto di strada che divide i diversi siti storici, incontriamo diversi uffici di cambio che esibiscono al di fuori dei loro ingressi enormi tabelloni sui quali vengono riportati i diversi rapporti di cambio tra le valute. Sono tutti specchietti per le allodole. Il miglior cambio che riusciremo a spiccare sarà quello fattoci dal bureau di cambio presente alle spalle della Piazza dell’orologio.
E nel frattempo, in attesa di raggiungere l’orologio di Tyn, ci incamminiamo verso l’ingresso del Castello di Praga, presidiato da 2 guardie in grande uniforme che gentilmente si prestano a posare per migliaia di turisti, che quasi come impazziti, anelano una foto che questi 2 energumeni!
Siamo dentro, ed immediatamente siamo investiti dalla Storia e dai suoi monumenti. Di fronte a noi il vasto cortile del castello, contornato da una miriade di finestre e con al centro un pozzo lungo il perimetro del quale corre del ferro lavorato. Si tratta di una rappresentazione floreale. Ci sono due corridoi verso i quali possiamo spingere i nostri passi e come al solito optiamo per quello più vicino!
Siamo al cospetto della chiesa di San Vito. Il frontone della chiesa è destinato ad ospitare scene degli ultimi attimi di vita di Cristo: la sua crocifissione. È un meraviglioso bassorilievo quello contenuto nel frontone e rimango ipnotizzato dalla bellezza dello stesso. Ci proponiamo di entrare e visitare la chiesa ma una fila di circa 150 metri stoppa ogni nostro buon proposito e preferiamo spostarci alle spalle della chiesa per vedere quel che resta dello spazio retrostante.
E cammina cammina lasciamo il castello per giungere ai piedi della Vtlava, senza ancor oltrepassato il famoso Karluv Most. Abbiamo lasciato alle nostre spalle la zona delle ambasciate, tra cui anche quella italiana, e siamo giunti ai piedi di un piccolo chiosco dove un simpatico ragazzo vende dei wurstel di carne di suino che diventano oggetto del desiderio del nuovo amico di ventura.
Il profumo è invitante, la carne è buona ed il condimento non manca, ci offrono anche una fetta di pane nero come accompagnamento. Ma abbiamo fatto male i conti: mancano coltello e forchetta o quanto meno la forchetta: bisogna arrangiarci!
E così tra un morso e l’altro, utilizzando le mani per portare alla bocca il cibo, siamo in procinto di attraversare il famoso ponte. Ci sono molti più turisti rispetto al mese di novembre e considerata la giornata tipicamente primaverile mi sembra anche giusto approfittare dell’amena temperatura. Ci muoviamo rapidamente, abbiamo fame e lo stomaco brontola. Ci spostiamo verso il ristorante che nel corso dell’ultimo weekend dei morti ci ha visti protagonisti. D’obbligo è l’assaggio (se tale si può definire) dello stinco di maiale, e per questa operazione si immola il mio socio e la sua pancia. Io per non essere da meno affondo i miei incisivi in un petto di pollo racchiuso in due fette di formaggio ceco, il tutto racchiuso da una dorata impanatura: evviva il colesterolo!
Dopo circa 6 ore di duro cammino indirizziamo le nostre membra verso l’albergo, senza però prima perderci nella metropolitana. Esistono solo 3 linee e non più di 40 fermate eppure per circa 15 minuti il panico aleggiava su di noi. Saliamo, scendiamo, risaliamo e riscendiamo un’altra volta. Ognuno di noi era convinto di essere in grado di portare gli altri in albergo ed invece ciò che abbiamo ottenuto è stato un altro quarto d’ora di cammino all’interno della “tube” prima di giungere alla soluzione dell’arcano. Dovevamo semplicemente cambiare linea ad una stazione di raccordo!
Siamo fatti così e se ci amate prendeteci per quello che siamo!
La notte di Praga ha steso il suo mantello sulle nostre vite ed ognuno di noi ha intrapreso il suo viaggio.
L’indomani mattina finalmente la squadra era al gran completo e muoverci per Praga diventava sempre più familiare. Ci siamo permessi addirittura delle digressioni podistiche. Per raggiungere le diverse mete turistiche che ci eravamo prefissi di visitare, abbiamo iniziato a girare per il centro della città come delle vere guide. Oramai Praga non ha più nessun segreto per noi, ci siamo detti rincuorandoci, ma l’amara realtà dei fatti si nascondeva dietro l’angolo di una piazza.
Pacco, doppio pacco e contropaccotto, un gruppo di napoletani gabbati da un onesto (per modo di dire) cittadino ceco. Mai farsi tentare dalle tentazioni, soprattutto quelle di carattere monetario.
Racconto la scena a cui abbiamo assistito. Un gruppo di 3 persone, si vedeva lontano un miglio che erano napoletani, si muovevano lentamente per la piazza dell’orologio guardando verso la torre campanaria. Ad un certo punto, un signore di mezza età si è avvicinato al gruppetto ed ha proposto loro di effettuare il più conveniente cambio di valuta che fino a quel momento avevamo sentito. 30 corone ceche per un euro: un vero affare se si considera che il cambio ufficiale era 1:25!
Io ed il mio socio ci siamo interrogati, sentendo tale proposta. Quale poteva essere il motivo che spingeva questo indigeno a cambiare la sua moneta deprezzando la stessa? Insomma non mi sembrava tanto un benefattore! In un primo istante il gruppetto ha tirato avanti per la propria strada, del tutto disinteressato alla proposta. Poi all’improvviso uno dei tre ha fatto dietrofront ed ha rincorso l’improvvisato cambiavalute. Raggiunto il soggetto, hanno brevemente contrattato e dopo qualche secondo il buon napoletano aveva nelle sue mani il denaro pattuito: è stata versata dapprima la moneta locale e poi quella in corso di circolazione negli stati della comunità europea. L’indigeno ha poi invitato lo straniero ha mettere il denaro nelle tasche della giacca piuttosto che in quelle del pantalone, ricordando allo straniero che a Praga è gesto molto frequente quello di rubare i portafogli. La contrattazione si è rapidamente conclusa, una stretta di mani ed ognuno per la sua strada. Immediatamente ho cercato lo sguardo del mio compagno di viaggio: vuoi vedere che abbiamo trovato lo zio d’America? Ed invece pochi passi ed abbiamo scoperto il trucco. Sul volto del ragazzo napoletano è sceso un velo di inquietudine e beffa: quella che aveva ricevuto come controvalore monetario era valuta fuori corso, in poche parole carta straccia! E così chi ha creduto di fare un affare è stato raggirato, e per fortuna che noi non avevamo necessità, altrimenti saremmo caduti nel tranello!
Paese che vai usanza che trovi, anche se quella del pacco oramai è diventata una moda globalizzata! Visita al ghetto ebraico ed alle sue sinagoghe, sosta ad un tipico ristorante nei pressi del quartiere ebreo, dove per la prima volta ho assaggiato il “gulasch”, e poi di filata in albergo, fermandoci un istante ad acquistare un jeans presso uno dei tanti centri commerciali di Praga.
La notte ancora una volta è scesa rapida sulle nostre vite e stavolta oltre ai caldi sapori della cucina ceca, ha portato con se l’acre gusto della disilussione. Non tutto ciò che luccica è oro!
E così anche l’ultimo giorno di permanenza a Praga è arrivato. Stiamo ormai discutendo da circa 4 ore delle bellezze di Praga, cercando di far capire all’ultimo arrivato che non tutto ha una spiegazione e che cercare una risposta può far male più di quanto si possa pensare.
Mancano veramente pochi giorni al grande evento che si riproduce ogni 4 anni. Ancora poche ore è sarà di nuovo il mio compleanno, quello vero!