“Ci deve essere un equivoco…” sono state le mie prime ed uniche parole pronunciate subito dopo la fase di decollo dall’aeroporto di Napoli. Destinazione finale del volo Praga.
Durante tutto il corso del 2007 ho preso l’aereo sempre ed esclusivamente per lavoro, mai per piacere o per diletto, mai per vacanza o svago… solo lavoro.
Una cosa è prendere l’aereo alle 7 del mattino ed una cosa invece a mezzogiorno. Noti subito la differenza. Nel primo caso persone con giacca e cravatta, borse piene di computer portatili e documenti, facce stanche di chi sta ancora gustando il tepore del proprio letto, facce stanche di chi guarda fuori e vede ancora il buio della notte che fa spazio ai primi raggi di un sole ancora freddo.
Nel secondo caso invece le facce sono serene, gioviali, non ci sono valigette da viaggio o 24 ore, ma solo zaini, i-pod che suonano a “palla” ed il sole oramai ha già riscaldato adeguatamente lo spazio circostante. Siamo in tanti, in una sala di attesa nella quale non ero mai stato: la B 13. Si tratta di sale adibite a quei viaggiatori che hanno destinazione paesi extra-Schengen…verificare schngen. E quindi mi tocca il controllo del documento di identità. Si tratta in questo caso della mia carta d’identità, un documento che sono quasi totalmente disabituato ad utilizzare, in quanto nei miei spostamenti all’estero uso sempre il passaporto. Controllo della carta d’identità eseguito con esito positivo, sono finalmente dentro la sala d’attesa. È ampia la sala d’attesa, è lucente, è pulita, non c’è tutto il viavai che contraddistingue le restanti zone dell’aeroporto di Capodichino. Siamo in una sorte di Limbo in attesa di essere destinati al “paradiso”. Ed anche io sono sulla lista di attesa. E mentre si discute sul chi portare in paradiso e chi invece mandare giù all’inferno, ecco manifestarsi i primi segni di squilibrio mentale, legati al panico da volo.
Signori di una certa età, ma anche ragazzi che da poco hanno conseguito il diploma di scuola media superiore, vengono colti dalla paura del decollo! Immaginate se anche io avessi la stessa paura, forse non avrei visto il mondo che ho visto.
Scene di pura tensione, scene di terrore puro. E qui il grande Dario Argento avrebbe dovuto esserci, potendo attingere liberamente dal comportamento umano per soggetti degni di essere portati alla ribalta delle luci del cinema!
Ho dovuto tranquillizzare un signore di mezza età, dicendogli che in fondo si tratta di un volo di circa due ore su una tratta che non presenta particolari problemi di volo…(piccola riflessione a parte: ma quale tratta presenta problemi di volo?) Il potere delle parole…
Il tempo dell’attesa è compiuto, ed il nostro gate si apre. Controllo documenti per l’ennesima volta, controllo della carta di viaggio, stacco della matrice del biglietto, passi lungo la pista, porte di un autobus che si aprono, corpi stivati in una scatola di ferro, porte che si chiudono, ruote che si muovono sull’asfalto, trenta secondi di movimento, fermata brusca, porte che si aprono nuovamente, persone che si incamminano verso la macchina volante, tutti dentro, cinture allacciate.
“Ci deve essere un equivoco…” sono sull’aereo giusto in compagnia di un mare di napoletani che stanno per invadere la città dell’oro, che hanno come me la stessa destinazione: Praga.
L’aeromobile sta lasciando il suo parcheggio, le ruote si muovono lente sulla pista, siamo soli, davanti a noi solo lo spazio utile per effettuare il decollo, siamo in fase di accelerazione, stacco dal suolo, orecchie che si tappano, il solito vuoto allo stomaco che poi finisce per creare quell’attimo di non equilibrio fisico, si vola verso le nuvole, siamo sopra le nuvole, si vede il sole!
Per fortuna che in aereo ho il sonno pesante, ma prima che tale evento si realizzi, ho assistito a scene di vera NAPOLETANITA’… Alle ore 13.00, puntuale come un colpo di cannone, i veri Napoli-boys hanno aperto i loro zaini ed estratto da questi ultimi dei capolavori alimentari… Tra tutti spiccano il panino con la mortadella e la frittata di “maccaroni”. Il tutto accompagnato da profumi tipici della nostra cucina. È stato un momento di panico assoluto… In pochi secondi l’aereo si è trasformato in un vero e proprio refettorio, con tanto di thermos da caffè, coca – cola a profusione (se fosse mancato il carburante in fase di volo, c’erano scorte di coca – cola che avrebbero permesso di raggiungere almeno la lontana Russia) e biscotti Ringo come se piovesse!
E finalmente il sonno bussò alla mia porta!
È sempre la stessa storia, il mio è un risveglio naturale in aereo, ed è legato a quella fase del volo in cui il pilota decide di iniziare la discesa. C’è quel cambio di altitudine, percettibile a quel piccolo meccanismo fisiologico che si chiama “equilibrio”, quella sorte di congegno che permette il controllo della posizione e del movimento del corpo nello spazio. Sto parlando del labirinto vestibolare che è situato all’interno delle nostre orecchie e che registra tutti i mutamenti di equilibrio statico e dinamico del capo nelle tre direzioni spaziali. Questo delicato sistema funge da sveglia biologica, un po’ come la sveglia posta sul comodino del nostro letto che suona la mattina e ci invita a destarci…Eccomi, sono completamente sveglio a circa 20 minuti da Praga. Guardo fuori dal mio finestrino e vedo una coltre bianca… penso subito alle nuvole ed invece no, si tratta di neve.
Fuori, lì sulla nuda terra, deve fare freddo, ed occorre vestirsi in maniera adeguata, altrimenti il rischio è prendersi un colpo di freddo e passare i giorni di vacanza a letto a Praga.Non sarebbe niente male, se solo ci fosse una bella presenza femminile a farmi compagnia… ma sono discorsi del tutto onirici.Siamo a cento metri dal suolo, cinquanta metri, trenta, dieci, tre, due, uno, siamo atterrati e scatta immediatamente l’applauso, neanche fossimo a teatro. Una vera standing ovation nei riguardi del pilota. Solo due ore scarse di volo, non oso pensare cosa sarebbe successo se il viaggio avesse richiesto 10 o 12 ore di volo, forse sarebbero state raccolte le firme per dar luogo al processo di beatificazione del pilota e dell’intero equipaggio! L’importante è essere a Praga, ed ora quello che occorre subito realizzare è il trasferimento in albergo e mangiare un boccone, sono quasi le 14 e lo stomaco inizia a brontolare.
Trasferimento in albergo, rapido cambio e poi subito fuori a vedere Praga e le sue bellezze. Prima di iniziare a muoversi, occorre fare carburante, quello di carattere alimentare, ed alle 15.30 l’unica mensa ancora aperta è il classico e tipico fast food americano. Non esagero con il carburante, in quanto mi occorre fare solo pochi chilometri, il cosiddetto giro di perlustrazione. Rapido ambientamento nella città, inizio ad avere una certa dimestichezza con la metro, mentre siamo giunti alla fermata di Museum. Scendo e davanti a me Piazza San Venceslao in tutto il suo spazio. Mi sposto rapido, ci sono 0 gradi ed inizia anche a nevicare. Obiettivo ultimo della perlustrazione del territorio resta la piazza dell’Orologio, rapida occhiata, in versione di marcia e dritto in albergo: ho bisogno di un bagno caldo e di recuperare un po’ di fiato.
Per la serata Praga indossa il suo abito migliore, fatto di luci e di colori, palazzi e torri magnificamente vestiti a festa, e gente che si muove verso locali stracolmi di tavoli e sedie, che aspettano solo di essere occupati. Scorre veloce la serata, tra una birra ed un buon filetto di carne al formaggio, dolce e poi fuori a respirare il vento dell’Est, in attesa che il nuovo giorno posi la sua manina sul mio volto, regalandomi una nuova e più intrigante visione di Praga.
E le aspettative non sono assolutamente deluse: direzione Karluv Most, il ponte di Carlo. Il Ponte Carlo ricorda molto quello di Castel Sant’Angelo a Roma ma è molto più lungo: 500 metri sorretti da 16 piloni. Le numerose statue presenti oggi sono state poste sul ponte in modo progressivo, dalla data di costruzione fino al XVIII secolo e molte di queste sono riproduzioni degli originali conservati nei musei locali.
Tra le statue che sono presenti sul ponte, merita particolare attenzione quella dedicata a San Giovanni Nepumoceno, la prima ad essere installata sul ponte. Stilisticamente è inferiore a molte altre, ma per i praghesi ha un forte significato simbolico. Si trova nel punto dove si ritiene che il santo sia stato gettato nel fiume. Raffigura questa scena e il momento della Confessione della Regina. San Giovanni, infatti, venne gettato nel fiume perchè non volle dire al re Venceslao cosa gli avesse rivelato la regina, sua moglie, durante la confessione.
Altra statua di indubbia bellezza è La Crocifissione. È La terzultima statua sulla sinistra, sono quasi arrivato a Stare Mesto, ed anche essa è posta a ricordo di un altro episodio storico di Praga. Si racconta che l’iscrizione che potete leggere in basso in ebraico su una targhetta d’oro (c’è scritto Santo, Santo, Santo Dio”) sia stata fatta pagare come punizione ad un ebreo che aveva disprezzato l’immagine passando davanti alla Croce. Sotto c’è un’altra targhetta dove la stessa frase è scritta in ceco, tedesco e latino.
Il fascino esercitato da Ponte Carlo non è solo di stampo architettonico ma anche di stampo leggendario; infatti sono molte le leggende che nel corso dei secoli sono state narrate e continueranno ad essere narrate, vivendo nel ricordo di chi ha attraversato e calpestato la storia!
Si dice che il ponte non crollò mai completamente perché Carlo IV aveva chiesto ad ogni villaggio del regno di inviare un carro di uova il quale albume avrebbe tenuto la malta più saldamente. Aspettate, fino a qui non è leggenda ma realtà; anche per la Cattedrale di San Vito si utilizzarono le uova. La leggenda dice invece che un villaggio d’ingenui, Velvary poco lontano da Praga, aveva mandato un carro di uova sode che servirono solo a sfamare i costruttori… Dopo la morte di San Giovanni Nepomuceno crollarono parecchie volte alcune delle arcate del ponte e non riuscivano a stare in piedi. Quello che si costruiva di giorno, crollava di notte. Un giovane architetto fece un patto con il diavolo che lo avrebbe aiutato a costruire le arcate in cambio dell’anima del primo che avesse attraversato il ponte ultimato. L’architetto, credendo di imbrogliare il diavolo liberò un gallo sul ponte ma il diavolo precedentemente era andato a far visita alla moglie del costruttore dicendole che il marito si era sentito male sul ponte. Quando l’architetto vide la moglie sul ponte capì che il diavolo aveva vinto…
Ma la leggenda che viene sempre narrata da tutte le guide turistiche presenti lungo il selciato del ponte è quella di San Giovanni Nepomuceno. Visse a Praga nella seconda metà del 1300 ed era il prete di corte di Venceslao IV. Fu fatto uccidere per ordine del re in una maniera abbastanza selvaggia: gli fu tagliata la lingua fu chiuso in un sacco di tela e gettato dal Ponte Carlo. Si dice che quando il sacco abbia toccato l’acqua siano apparse le cinque stelle che poi sono diventate il suo attributo. La leggenda dice che fu fatto uccidere perché si era rifiutato di dire al re le confessioni della regina; in realtà stava portando a Praga un Vescovo scomodo all’imperatore quindi il motivo era politico… Sul Ponte Carlo verso il Castello sul lato destro più o meno a metà si trova sul muretto una croce con cinque stelle. Questo è il punto esatto dove San Giovanni fu gettato nel fiume. Si dice che toccando con la mano sinistra la croce e insieme le stelle si possa esprimere un desiderio che si avvererà… Sulla base della sua statua c’è un posto da toccare per tornare a Praga entro un anno e come porta fortuna. Molte altre leggende sono legate a questo santo.
Non sempre nella vita tutto è pronto per essere consumato, e qualche volta bisogna aspettare per ricevere il giusto premio. Sto parlando del famoso Orologio Astronomico di Praga che da secoli è l’attrazione maggiore della città. Verso la fine del quindicesimo secolo il municipio di Praga incaricò un mastro orologiaio di aggiungere alcuni meccanismi e così fare diventare l’orologio il più bello d’Europa. Il maestro riuscì a fare un’opera così unica e preziosa che i consiglieri comunali decisero di accecarlo per evitare che facesse un’opera altrettanto bella in un’altra città. Il maestro morente chiese di poter ascoltare da vicino per l’ultima volta i meccanismi della sua creazione e con il suo assistente si arrampicò fino agli ingranaggi che muovevano l’orologio. Abbassò una leva e l’orologio si fermò. In quel momento Hanuš morì e nessuna fu in grado per molto tempo di far funzionare i meccanismi così anche Praga rimase per molto tempo senza il suo orologio. Ed ho aspettato le 12 in punto del 13 Novembre per vedere funzionare il perfetto meccanismo dell’orologio. Al di là della bellezza estetica, nel preciso momento in cui le due lancette vengono a coprire il numero 12, si aprono due finestre, poste nella torre dell’orologio, dalle quali si affacciano delle figure sacri che danno luogo alla benedizione dei presenti: un vero spettacolo.
Il tempo è tiranno, e spesso mi permette di assaporare i suoi frutti solo in maniera effimera e fugace. Restano le foto (visibili sul sito www.myspace.com/entoutoinika nella sezione foto “La mia Praga”) ed un dolce profumo di neve di una Praga versione tascabile.