Il calcio toglie, il calcio da!
Questo è il primo pensiero che riesco a mettere su carta dopo la trasferta di Rende. Sono passati 7 mesi e 26 giorni dalla mia ultima trasferta e ricordo che il Sorrento giocava a Sapri. Fu uno scialbo 0-0 il risultato finale, e guarda caso anche in quella occasione era con me il mitico Peppe Alfaro. Quasi 8 mesi dalla mia ultima trasferta, quasi 8 mesi dall’ultima volta in cui sono stato fidanzato, quasi 8 mesi di vita passati a cercarti…
Fino all’ultimo minuto, fino a quando non ti sei seduto in macchina, ho creduto che fosse tutto uno scherzo, che mi trovavo a Piazza Tasso, nei pressi del Bar Ercolano, in attesa di un fantasma che mai e poi mai sarebbe sceso di casa e che avrebbe aperto il portone per immettersi sul Corso Italia. Ho composto più volte il numero del tuo cellulare e per un numero di volte pari a quello delle telefonate fatte, il risultato è stato quello di ascoltare la voce della Signorina TIM che mi invitava a digitare il tasto 5 o il tasto 0 per ricevere notizie utili sulla vitalità del tuo cellulare. Sono stati 10 minuti di snervante attesa.
Ma poi quel portone si è aperto e si è materializzata la tua esile figura, contenuta all’interno di un maglione rosso, con avvolta al collo la nuova e fiammante sciarpa del Sorrento. Da quando sono entrato a far parte dell’associazione Marulandi, sei diventato per me una sorte di portafortuna, una vera mascotte, ma anche e soprattutto un vero amico. Non ho mai capito quale sia l’amalgama della nostra amicizia, a me risultano ignoti e non mi sovvengono quali siano i presupposti di questo vero e profondo rapporto. Non avrei mai pensato che nel corso del viaggio avremmo potuto affrontare degli argomenti così profondi e confidenziali, come due persone che tutti i giorni mangiano la zuppa insieme dallo stesso piatto. Ero pienamente consapevole che avremmo potuto avere uno sviscerato ed intimo rapporto con il mondo delle confraternite, ma mai a pensare che fossero ben più importanti e personali gli elementi della nostra amicizia.
Le ore che ti separano da un qualsiasi evento della tua vita sono quelle più estenuanti, quelle che non passano mai. Sono le peggiori, ma sono anche quelle che ricorderai per sempre. Per quanto ti sforzi, non potrai mai rimuovere dalla tua mente i singoli fotogrammi che, messi insieme, formeranno il film di una intera vita! E questo è stato lo stato d’animo (scusate il gioco di parole) con il quale abbiamo affrontato i 312 kilometri che separano Sorrento da Rende. Più ci avvicinavamo a Rende e più ci sembrava non arrivare mai la fine della nostra “odissea”.
L’inferno si è materializzato al kilometro 53 della Salerno – Reggio Calabria con il primo scambio di carreggiata. Un vero incubo. Ne abbiamo contati 15 di scambi (devo pagare un caffè a Peppe) e ad ognuno di essi ci siamo chiesti perché tutto questo. Cosa ci spingeva ad andare oltre? Il Sorrento calcio? La voglia di voler vedere e conoscere la bella (?) città di Rende? La voglia di voler abbracciare Mariano Gaudiello? Forse. Ma più di ogni altra cosa è emersa la voglia di stare insieme, di affrontare questa impresa, con lo spirito “Marulando”.
Durante il lungo e faticoso viaggio (Peppe è arrivato a Montalto Uffugo praticamente distrutto e non guidava neanche la macchina!) spesso io ed il mio Don Chisciotte ci siamo chiesti cosa effettivamente fosse questo spirito “Marulando”. Abbiamo cercato di dare un’entità corporea, fisica, a questo termine. Un vero sforzo di filosofia aristotelica con il risultato di non cavare un ragno dal buco. Niente. Siamo stati circa 30 minuti a girare intorno al concetto, ma le nostre menti non hanno prodotto alcun risultato. Non siamo portati per i discorsi troppo aulici, meglio quelli tipo “pizza e patatine”.
Uno dei tanti misteri irrisolti di questa nostra breve trasferta è stato quello di dare un senso alla lettera “U”, posposta sui cartelli della autostrada accanto al nome di Montalto. La nostra guida turistica Mariano, attraverso le poche parole scambiate via cellulare, ci aveva invitato molto calorosamente, al fine di poter raggiungere lo stadio di calcio del Rende, ad uscire a Montalto U. piuttosto che a Cosenza Nord. L’ennesimo dubbio si è svegliato in noi. Perché uscire 15 kilometri prima dello stadio invece che arrivare direttamente nello stadio? Cosa significava quella lettera “U”? Da buoni Marulandi e guidati dal nostro spirito “guascone” abbiamo macinato con la Mach Patron la strada, che non definisco autostrada altrimenti il Ministro Di Pietro si potrebbe offendere e con lui altri milioni di italiani.
Dopo due soste in autogrill e svariate imprecazioni dell’Alfaro, legate alle pessime condizioni del manto stradale, siamo arrivati al punto cruciale, al momento topico della nostra avventura: abbiamo incrociato altri 3 sorrentini fermi in autogrill. La scena che si è materializzata ai miei occhi è quella del tipico emigrante che sbarca in America. Quando pensa di essere solo, con un nodo alla gola, con la paura di non riuscire a trovare la giusta spalla con la quale affrontare l’ultima e più difficile parte del suo viaggio di avvicinamento alla terra promessa. Così mi sono sentito, un primo momento di smarrimento e poi un mare di parole… La prima domanda che ci è stata posta dal trio sorrentino è stata “ma anche voi andate a Rende a vedere il Sorrento?”
La risposta che ha immediatamente attraversato la mia piccola testolina, prodotta dal mio insano cervello è stata quella di “no, abbiamo un appuntamento con il dentista a Rende!” ma poi il buonsenso e il rispetto per le persone più anziane mi hanno spinto a sopprimere la mia ironia, anche per evitare un incidente diplomatico, e con molta calma e sangue freddo ho risposto che stavamo andando anche noi a vedere il Sorrento! Ma che domanda è???
Peppino te lo devo confessare… per me la partita è solo il contorno di un piacevole pranzo, le portate sono rappresentate dalle persone che siedono intorno alla tavola imbandita e dal pre-partita culinario. Mi piace lo slogan da te creato “Noi siamo amanti del pre-partita!” Penso che in quelle poche parole ci sia tutto. Un sapiente riassunto, meglio di così non potevi esprimerti, per farmi capire come fosse importante la consumazione di un degno pranzo domenicale.
Ed infatti la sosta all’agriturismo S.Rita in località Montalto Uffugo è stata una vera manna caduta dal cielo, anche se a titolo di cronaca c’è da dire che Mariano voleva portarci a mangiare al Mac Donald. Siamo proprio tonti! Ci facciamo il cuore come una capanna per andare a mangiare in un fast food?
Noi siamo per lo slow food ed anche di qualità!
Soltanto dopo aver mangiato a dovere, Peppino ha ripreso il suo normale colorito e per di più, dopo aver divorato un antipasto “quasi inconsistente”, ha anche acceso la sua sigaretta di mezzogiorno ed ha proferito parola. Il miracolo del cibo!
Ma il vero miracolo si è materializzato alle 14.30, quando siamo entrati nella curva degli ospiti del Rende. Solo allora ho capito l’importanza di essere lì in quel momento; solo allora ho capito cosa significa essere tifosi. È una cosa che ti prende e si impossessa di te fino al fischio di chiusura da parte dell’arbitro. Vorresti fare anche tu goal, realizzare la rete della vittoria. Speri fino all’ultimo che il Sorrento possa violare lo stadio LORENZON, ma invece quello che si concretizza al 90° è uno squallido 0-0. Non ci sono parole per esprimere quello che il Sorrento non ha espresso sul terreno di gioco di Rende. Non ci sono parole per descrivere la mia gioia… Il calcio toglie, il calcio dà!