Ci eravamo lasciati dal ritorno dal Canada, descrivendo le fattezze dell’amena e splendida città di Vancouver. E ci ritroviamo dopo circa tre mesi a parlare di Puerto Cortes.
Esattamente, Puerto Cortes, dove si trova? Non dite subito in Honduras, risposta esatta ma troppo banale. Sfido chiunque a prendere un atlante geografico ed individuare l’amena e solare città di Puerto Cortes. Quando si parla di Puerto Cortes, facciamo riferimento all’Oceano Atlantico oppure all’Oceano Pacifico? Si tratta di un porto commerciale o di uno scalo passeggeri. Quanti abitanti fa Puerto Cortes? Quanti alberghi ci sono a Puerto Cortes? Chi è Cortes?
Queste ed altre domande mi sono sorte spontaneamente mentre compilavo il mio foglio di viaggio.
Ho pensato ad uno scherzo: perché mai una nave dovrebbe andare fino a Puerto Cortes? Ho creduto che fosse tutto un equivoco, invece di Puerto Cortes poteva trattarsi di Puerto Escondido, ma la realtà è sempre realtà e cosi atlante alla mano, ho aperto l’indice ed ho cercato dapprima l’Honduras e poi ho finalmente trovato il nome Puerto Cortes. La spasmodica ricerca mi ha portato ad andare oltre: un albergo. Ci sono alberghi a Puerto Cortes? Risposta: si, ma sono vivamente sconsigliati…
Se dovete proprio dormire indirizzatevi verso il mare. Sulla fascia costiera esistono tanti piccoli bungalow, con tante minuscole casette, così le chiamano gli indigeni, mentre per me sono una sorte di mini camera con mini bagno e basta. Ah, dimenticavo la doccia!
Ma amici miei, non scoraggiatevi subito, abbia la bontà di continuare a leggere le successive righe per capire ciò che veramente è l’Honduras che ho visto.
Ho visto un uomo solo in cammino, un uomo ed il suo trolley, amico inseparabile di migliaia e migliaia di chilometri percorsi. Ho visto un uomo che nel giro di un giorno ha attraversato tre continenti e visto tre culture diverse.
Ho visto un uomo che si è confrontato con una terra colonizzata dalla globalizzazione americana. Ho visto un uomo che ha incontrato la luce di un sole opaco e malato, oscurato da ciò che l’uomo produce. Ho visto un uomo che ha stretto mani e che ha incontrato sorrisi. Ho visto un uomo che ha avuto paura di camminare per la strada di sera per il troppo silenzio e la troppa tensione che serpeggiava nell’aria.
Basta guardare i muri perimetrali delle abitazioni ed accorgersi che a difenderle non ci sono i soliti “difendicula” (si chiamano così avvocato?), ma filo spinato e cavi della corrente elettrica. Ho visto un uomo che ha volato su aerei il cui progetto di costruzione risale alla fine della seconda guerra mondiale. Ho visto un uomo che ha camminato attraverso strade appartenenti ad un popolo che va fiero della sua discendenza, ma che non può far niente per eliminare il solito e sempre più netto divario tra ricchi e poveri.
Ho visto un uomo bloccato alla dogana americana dalla paura della stessa America di essere nuovamente ferita sul proprio territorio. Ho visto un uomo che ha respirato odori che mai nella sua vita aveva assaporato, profumi di cui non conosceva l’esistenza. Ho visto un uomo che ha potuto osservare come si mescolano insieme terra, immondizia e resti di materiale edilizio ai bordi della strada. Ho visto un uomo che ha attraversato un’autopista (così vengono chiamate le autostrade in Honduras), dove il concetto di sicurezza non esiste assolutamente: la gente si sposta su queste autopiste anche in bicicletta, ma lo fa controsenso ed al buio, perché non esistono lampioni in autostrada.
Ho visto un uomo che ha visto da vicino cosa significa essere poveri e vivere la vita con profonda dignità. Ho visto un uomo che ha capito la differenza tra vivere in una casa e vivere in una baracca, perché le case della maggior parte della città di Puerto Cortes sono costituite da muri fatiscenti e ricoperte da lamiere di ferro, mentre le nostre se non hanno una adeguata climatizzazione in estate o se non sono accoglientemente calde in inverno, beh ci sembrano inadatte. Ho visto un uomo che si è divertito con poco.
Come credete che ci si diverta in a Puerto Cortes o a San Pedro Sula? Non ci sono discoteche o pizzerie, locali che tipicamente si frequentano il sabato sera, ma delle grandi sale dove si fa il karaoke. Ho visto un uomo che per due notti ha alloggiato nel miglior albergo di Tegucigalpa (sapete tutti dov’è Tegucigalpa?) e che guardando dalla finestra della sua stanza ha potuto notare la frontiera tra il bene ed il male, tra la vita e non la vita. Ho visto un uomo che si è imbattuto nel traffico di punta di Tegucigalpa, peggio di Napoli a confronto. Ho visto un uomo che ha osservato da vicino la bellezza della flora e della fauna del Centroamerica, che ha assaporato carne e pesce, frutta e verdure di un sapore sconosciuto.
Senza alcuna retorica, vi domando, vale la pena di aver vissuto tutto questo, di aver sopportato con estrema pazienza 41 ore di volo nel solo viaggio di ritorno, 7 ore di differenza di fuso orario e di aver viaggiato per ben 3 volte su di un aereo che poteva cadere in qualsiasi momento?
Quest’uomo porta con se tutto questo, e credo che non ci sia tesoro più grande al momento di quello di aver vissuto il tutto.
Rimango emozioni e momenti che mai potranno essere dimenticati. Il mio amico Maurizio, con il quale ho condiviso questo viaggio; il mio amico honduregno Adrian, la mia ombra durante tutta la permanenza a Tegucigalpa; Antonio e Mike due persone senza le quali sarei rimasto segregato nella mia camera di albergo; tutto il meraviglioso popolo dell’Honduras con il quale mi sono confrontato in questa settimana.