Dopo aver tanto viaggiato finalmente sono tornato a casa, alle mie abitudini, al mio ambiente di vita più conosciuto, ai miei amici. È difficile fare lo straniero, anche in una città italiana come Genova.
Non sei a casa, non sei con i tuoi amici, non sei inserito all’interno di nessun gruppo. Tu sei il gruppo, tu sei il sole ed i pianeti che gli girano intorno: un vero sistema paradossale “eliocentrico di tipo egocentrico”.
È vero non sono mai solo, ci sono i soliti amici/colleghi che mi accompagnano nei miei spostamenti; persone che ritrovo con una certa cadenza temporale ma con le quali, per il resto del tempo che non siamo insieme, mi manca il rapporto della quotidianità. Ma è proprio in questo breve periodo di tempo, forse perché breve, che i rapporti si intensificano e le piccole emozioni giornaliere diventano spaccati di vita vissuta intensamente. Vivi in simbiosi delle persone che ti circondano perché sai che solo su quelle puoi contattare, se veramente ce ne bisogno.
Ogni volta che sono destinato in missione, lo sguardo scorre veloce sui nomi dei compagni che mi accompagneranno nell’ennesimo viaggio. Ed una volta scorso l’elenco la mano corre veloce alla ricerca del cellulare, che nel breve volgere di un paio di secondi è già impostato per ricercare nella rubrica i recapiti telefonici dei miei compagni di ventura.
Questo è il bello di questa mia piccola avventura: la certezza di non essere mai solo. Siamo come piccole falene attratte dal calore delle fiamme di un fuoco: ci ritroviamo sempre, pur stando lontano e vivendo in realtà così diverse e distanti.
A volte cerco di spiegarmi il perché di tale comportamento, ma un perché non c’è, o meglio un motivo l’ho trovato ed è il vero segreto della vita: saper vivere la quotidianità e saperla vivere stando a distanza!
E dalle finestre del mio mini alloggio, con le grate di ferro che mi fanno vedere il cielo come una scacchiera, vedo passare un aeroplano. L’aeroplano questo mezzo di trasporto che azzera o quasi annulla le distanze e diventato il mio migliore amico. Quante miglia percorse nel solo primo semestre del 2006. Quanti paesi visitati, persone conosciute, strette di mani, e quanta solitudine nelle ore del volo!
Sono quelle le ore peggiori: sei con i tuoi pensieri e cerchi di annegarli nella lettura, nel cibo, nel sonno che ti sforzi di conciliare, ma tutto viene a galla, fotogramma dopo fotogramma.
Ed è in quel momento che capisco che sono poche le persone che mi accompagnano spiritualmente nel viaggio. Nella vita, nella maggior parte dei casi, tutto dipende da cosa ci si aspetta e non sempre il risultato è positivo. Spesso si è soli per giorni e giorni senza essere ricordato da nessuno, senza nessuno che ti faccia uno squillo per dirti: io sono qui. Forse la ricerca sfrenata dell’amico è un male, ma non cercarlo proprio è peggio!
In questo periodo di tempo vissuto lontano dal mio piccolo mondo borghese ho imparato ad apprezzare il calore dell’Amicizia, quella scritta con l’A maiuscola, quella dei veri Amici. Un’associazione è un momento di formazione per tutti ma non tutti la vivono allo stesso modo perché diverse sono le aspettative, perché i rapporti di amicizia sono diversi, perché le persone si conosco da prima che nascesse l’Associazione ed il loro mondo è proiettato oltre l’Associazione.
Ma qualche volta capita che i miracoli si realizzino, che l’irreale diventi realtà.
Ci sono cose che nella vita non si possono comprare, non hanno prezzo, sono dei veri e propri tesori da custodire gelosamente, che non possono essere rivelati se non per acquistarne di altri di maggior valore. E tutto questo sta capitando qui a Genova, grazie agli amici che vivono un po’ lontani dalla città della Lanterna: dalla vicina Penisola sorrentina o dalla Capitale, dalla lontana Cambridge o dal vicino Friuli.
Bisogna, ogni tanto, parlare dei miracoli della vita quotidiana, altrimenti quando ne accadranno di più grandi non avremo nessun termine di paragone.
A volte penso di essere una cometa, una scheggia impazzita, uno al di fuori del coro, uno che da fastidio, che rompe l’anima e che cerca di colmare in ogni modo il proprio “buco grosso che ognuno di noi ha dentro.” Beh, quello sono io, ed ogni tanto quel buco viene riempito dal calcio, dalle lunghe e cruente discussioni, dalle litigate e dalle forti strette di mano, dal lavoro ma soprattutto dagli amici.
Gli amici sono come il grillo parlante, come Virgilio per Dante, come l’Idrogeno per l’Ossigeno, come la fata dai capelli turchini: insomma sono quel punto fisso, fisso nell’anima, che ogni tanto si fa sentire, come lo squillo del cellulare!