Cina 2007


Ho sempre pensato che la vita fosse, ed in alcuni casi è, un ripetersi di eventi, scanditi con una precisione svizzera da un orologio universale. Questi eventi si riproducono con una cadenza costante, e contro tale successione nessuno di noi ha il potere di opporsi. Esattamente un anno fa ero con le stesse persone a Vancouver ad ispezionare una nave (gemella di quella che mi accingo a visitare qui a Qingdao). Oggi 11 febbraio 2007, ieri 11 febbraio 2006: un anno di vita! Non dico di essere un fatalista e non credo di essere una di quelle persone remissive nei confronti della vita, eppure devo, in tutta onesta, dire che me lo aspettavo. Ero già stato a Qingdao nel corso dell’estate del 2006 e ritornarci mi ha provocato una forte emozione: in fondo la Cina è sempre la Cina. Non importa il tempo impiegato per arrivare, non importano gli inconvenienti che si sono manifestati nel corso del viaggio, importa ESSERCI. Proprio stanotte, mentre ero comodamente disteso nella vasca da bagno (sono le 2 del mattino), pensavo ad alta voce: “Ne è valsa la pena sopportare tutto questo? Si, sempre! L’importante è esserci e gustarsi il momento”. Non è cambiato niente qui a Qingdao, o meglio non sono cambiati i ritmi frenetici di un mondo che si espande. Ma dove vogliono arrivare questi cinesi? Distruggono e ricostruiscono a velocità vertiginose. Dove ieri c’era un vecchio terreno disadattato e pieno di erbacce, oggi ci sono gru che spostano i propri bracci nel cielo come ali spiegate di gabbiani, con una precisione ed una leggiadria da impressionare.
E mentre sono qui a salire e scendere tra stive del carico, a verificare il funzionamento del sistema di security di questa nave, a circa 8.000 kilometri di distanza una verifica ugualmente importante si sta compiendo, o meglio si è compiuta, (ma io non ne conosco l’esito): si vota per il futuro dell’Associazione.
Ho lasciato la mia delega a Gennaro, compagno e fraterno amico; ho lasciato nelle sue mani la mia volontà di voto ; ho lasciato che io mi fidassi di lui. Non so cosa troverò al ritorno , non so se ci sarà ancora l’associazione, ma sono sicuro di aver trovato un nuovo “socio” (Gennaro beccati questa!). Prima di partire, come mia abitudine, ho ripensato a cosa rende sempre unico il viaggio che sto per intraprendere, e la risposta è giunta in modo alquanto banale nel corso dello stesso: il decollo dell’aereo. Il decollo è staccarsi dalla terra; essere sospesi tra il cielo e tutto quello che a lui si oppone, ed ogni decollo è un pezzo unico! Non puoi chiedere il bis, o meglio non sarà mai uguale al precedente. Ogni comandante di aereo ne da una sua interpretazione, a partire dalle note dei motori. È in quella fase di innalzamento dei giri che capisci la differenza tra i precedenti decolli e quello che stai per vivere. È in quel momento, in quei pochi secondi che focalizzo e metabolizzo che quell’attimo è eterno. Nessuno potrà farmelo rivivere e nessuno potrà cancellarlo! Il decollo è un po’ come nascere, vieni proiettato in un nuovo spazio, dove tutto è più leggero, meno gravitazionale.

Sei prima sotto le nuvole e dopo pochi attimi sei sopra. Anche quando piove sulla terra una volta che si oltrepassa la barriera delle nuvole il cielo ti appare nella sua migliore rappresentazione: azzurro da fare paura!
Ed anche questa volta, nel corso dei vari decolli che ci sono stati per arrivare a destinazione, ognuno di essi è stato spettacolare, irripetibile.
Un giorno un’amica osservando il cruscotto della mia macchina mi chiese come mai fosse alquanto ridotto il numero di kilometri riportati su di esso rispetto a quelli segnati sul contakilometri della sua macchina. A tale considerazione rimasi in silenzio senza rispondere nulla, completamente spaziato dalla sua domanda. Ora a distanza di qualche mese vorrei chiedere alla stessa persona: ma tu quanti decolli hai fatto?
E ad ogni decollo si contrappone un atterraggio, di nuovo nel mondo della gravitazione per poter apprezzare come sia bello guardare in alto e vedere volare gli uccelli. Ogni cosa al suo posto, ogni essere vivente nel suo regno: il cielo lasciamolo ai passeri, noi stiamo con i piedi per terra!

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