Celano – Ovindoli 2006


Finalmente ho saldato un altro debito!
Sono riuscito a mangiare gli “arrosticini” di agnello (vero Eliana!) e devo dire che sono una vera prelibatezza. L’ennesima trasferta si è conclusa nel momento in cui ho rimesso piede in macchina ed ho lasciato il Parco Nazionale degli Abruzzi. Ed anche questa volta posso dire che ne è valsa la pena.
Il viaggio affrontato a bordo della Mach Patrol è stato piacevole e divertente allo stesso tempo, con svariate soste lungo il percorso fino ad arrivare alla metà di Ovindoli (mitico Maurizio!). All’agriturismo presso il quale sono stato ospite, ho sentito intorno a me aria di casa, quasi come se conoscessi quelle persone da tanto tempo, come se già fossi stato in quella valle ai piedi del massiccio del Parco Nazionale. La giornata soleggiata e l’aria particolarmente pungente mi hanno subito indotto a scattare foto paesaggistiche, ahimè fatte però con la digitale del mio cellulare, ed a spingermi verso il sentiero che mi avrebbe portato verso l’alto. Ma più camminavo e più un rumore a me noto iniziava ad infastidirmi. Non erano gli occhi che dovevano vedere ma le orecchie che dovevano ascoltare… BUM – BUM – BUM- era il rumore che si insinuava all’interno del mio padiglione auricolare, un vero fastidio, un vero martirio… Ho pensato che prima o poi sarebbe passato, ma mi sono sbagliato.
Mi sono sbagliato perché a quel punto anche gli altri sensi hanno preteso di partecipare a questo simpatico gioco. Tutto ad un tratto l’intera macchina umana ha iniziato a mettersi in moto, e secondo dopo secondo ho iniziato a mettere insieme i pezzi di uno strano puzzle. Prima quelli della cornice e poi via via gli altri.
E pezzo dopo pezzo, passo dopo passo, si è venuta a creare una strana immagine: uno scrigno!
Uno scrigno e perché proprio uno scrigno e soprattutto perché lo scrigno, pur appoggiato su di un tavolo, era continuamente scosso? Perché l’immagine non era statica? Perché lo scrigno si muoveva? Non ho capito niente fino a quando non visto in maniera nitida l’immagine che i miei occhi hanno messo a fuoco. Si trattava di uno scrigno a fianco del quale c’era una singola chiave e mentre la chiave era poggiata sul tavolo ed era statica, dallo scrigno si spandeva tutto intorno un impulso tridimensionale, un’onda! In quel momento ho iniziato a mettere a fuoco ed ho capito…
Ho capito perché non ero assolutamente meravigliato, ho capito perché quell’ambiente non mi era per niente nuovo, ed ho capito anche il significato dello scrigno e del suo contenuto!
Dall’alto della vetta ho guardato a valle ed ho visto luoghi in cui ero già stato. Ho visto con questi occhi il luogo da cui si emanavano le pulsazioni, volendo potrei anche scrivere l’indirizzo civico, ma non mi sembra il caso, altrimenti potrebbe divenire un luogo di pellegrinaggio (scherzo). Ho sentito con queste orecchie il rimbombo di un cuore messo a tacere per troppo tempo! Il mio olfatto ha percepito fragranze di un tempo, mentre il gusto, beh quello si stava ancora adattando al sapore degli arrosticini (fantastici!) Ed allora ho capito quanto sia stupido essere orgogliosi, quanto sia veramente deplorevole avere paura della propria paura! Le paure esistono perché prima o poi vanno affrontate, e così sia mi sono detto!
Sono andato avanti, sono salito sempre più in alto per migliorare la mia visuale, per avere gli occhi liberi da qualsiasi impedimento, per ascoltare meglio l’eufonia del mio cuore!
Sono andato oltre sono arrivato in cima ed ho apprezzato con un senso di smarrimento il tutto! Soltanto quando perdiamo una persona capiamo il vero valore che quest’ultima aveva nella esistenza di ognuno di noi. Soltanto allora mi sono capacitato che vale la pena combattere per un ideale, per la propria patria, per i propri sogni, per il proprio amore!
Che strano weekend, mi sono detto. Non avevo per nulla al mondo messo in preventivo una cosa del genere… È da quando lo strato di orgoglio e paura sono stati rimossi dallo scrigno, che il tutto mi è tornato nitido alla memoria… nitido e terso come questa giornata di sole!
È talmente strano quando una persona ritrova se stesso, che tutto il resto assume un valore irrilevante. Come un amore che credevi morto e che invece l’alba chiara di una grande giornata di sole ti restituisce intatto.
Sono state ore interminabili quelle dell’ascesa, ma soprattutto quelle della discesa… ho perso il conto di quante volte ho composto indefessamente il tuo numero di cellulare, del numero di sms inviati. Di quanti minuti ho trascorso a sentire il cellulare che bussava ma dall’altro capo neanche un segno di vita…

Ma il viaggio di ritorno presso l’agriturismo mi ha riservato una piacevole sorpresa… Ho incontrato sulla strada del rientro una serie di cartelloni pubblicitari, tra i quali uno in particolare ha attratto la mia attenzione. A pochi kilometri da Ovindoli, precisamente a Celano, domenica 29 ottobre si sarebbe giocata la 9 nona giornata di campionato della Serie C2… il Sorrento a pochi kilometri, mi sono detto, bisogna andare… e come Peter che inseguiva le caprette di Heidi, mi sono messo a correre come un forsennato, direzione macchina. Erano le 13.30 e la partita sarebbe iniziata alle 14.30.
Con il cuore in gola per la corsa, ma anche per l’amore ritrovato, mi sono scusato con Maurizio, il padrone dell’agriturismo, e gli ho detto che saltavo il pranzo per andare a vedere il Sorrento. “Ma sei pazzo!” mi ha risposto Maurizio, ma la fede come l’amore non sono cose che si possono spiegare, si vivono e basta!
Da lontano i cori dei tifosi del Sorrento hanno risvegliato in me emozioni di stampo pasquale: le processioni ed i suoi cori: il coro del Miserere… Già una volta ho scritto sulle pagine del giornalino dell’Associazione che all’atto della mia partenza da questa terra voglio sentire almeno la prima strofa del Miserere… Un mare di emozioni si sono riversate nella mia mente, nel mio cuore… “Dai Sorrento facci un goal…”
Non ricordo a quante trasferte ho preso parte, ma in questa sono stati sfatati due taboo. Il primo goal del Sorrento visto da me fuori casa e la prima vittoria: il massimo… Grazie ragazzi!
Tutto passa e tutto resta, ma il nostro è passare, facendo cammini…
Camminando si fa il cammino… e di strada ne ho fatta; sono ritornato a valle fiero di aver visto, di aver sentito, di aver fatto quello che ho fatto… perché l’amore non è razionalità!
Spero che almeno questa volta si capisca a chi sia dedicata questa mia (vero Eliana!)

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